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	<title>Fulco Pratesi &#187; colonie lunari</title>
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		<title>L&#8217;acqua sulla luna e la ricerca del senno perduto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il fatto che sulla Luna si sia trovata dell’acqua (sia pure sotto forma di ghiaccio sporco e inquinato, in fondo a inaccessibili crateri con una temperatura di 150 gradi sottozero) ha riacceso i sogni di tanti che già vedono la realizzazione di colonie lunari abitate da astronauti che da lassù osserveranno quasi permanentemente la Terra. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che sulla Luna si sia trovata dell’acqua (sia pure sotto forma di ghiaccio sporco e inquinato, in fondo a inaccessibili crateri con una temperatura di 150 gradi sottozero) ha riacceso i sogni di tanti che già vedono la realizzazione di colonie lunari abitate da astronauti che da lassù osserveranno quasi permanentemente la Terra.<br />
C’è quindi da sperare che i coloni selenitici, epigoni di Astolfo che sulla Luna andò per recuperare il senno perduto dal paladino Orlando, possano, ancor meglio di chi è ancora  legato al nostro Pianeta, constatare gli oltraggi ai quali esso è sottoposto da parte del genere umano.<span id="more-125"></span>Alla vista delle nuvole di smog che stanno obnubilando l’Asia, degli incendi e dei diboscamenti che divorano le selve, degli ammassi di rifiuti e di plastica che coprono vaste aree dell’Oceano Atlantico, essi cominceranno forse a rendersi conto di quali debbano essere, aldilà di sogni astrali impervi e costosi, i veri obbiettivi dell’uomo.<br />
Obbiettivi rivolti, più che a fughe in avanti alla ricerca di altri per noi invivibili pianeti, a rendere più tutelata e rispettata la Terra, che l’uomo continua  a considerare solo un bene da utilizzare. E spreme dalle sue viscere fluidi e minerali  accumulati in milioni di anni, trasforma la sua superficie in deserti sterili, copre di croste di cemento e  asfalto le coste, le pianure e i terreni agricoli, per saziare la bulimica fame consumistica dei paesi più sviluppati e sostenere la crescita demografica irrefrenabile di quelli in via di sviluppo.<br />
 Rallentare l’avanzata dei deserti, conservare i polmoni verdi delle fasce tropicali, favorire un’agricoltura più vicina alla natura e alle tradizioni locali, frenare l’occupazione del suolo da parte delle costruzioni – spesso esuberanti rispetto alle esigenze della popolazione &#8211; possono essere obbiettivi forse meno esaltanti ma sicuramente più utili anche per le generazioni future, se è vero che il pianeta  non ci appartiene ma ci è stato dato in prestito da chi verrà dopo di noi.</p>
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