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	<title>Fulco Pratesi &#187; Appennini</title>
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		<title>Fango</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia.
Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri confronti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia.<br />
Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri confronti. <span id="more-131"></span>Non per nulla, Dio creò (stando al secondo capitolo della Genesi) l’uomo plasmandolo a sua immagine e somiglianza proprio col fango formato con la polvere della terra. E non solo l’uomo, ma anche “tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo” furono prodotti con lo stesso economico e pratico sistema.<br />
Se vogliamo restare in ambito biblico, perché non pensare alla vicenda narrata da Giovanni (9,6) in cui Gesù, per guarire un uomo cieco dalla nascita,“sputò  in terra, fece del fango con la saliva, ne spalmò gli occhi” guarendolo?<br />
Ancor oggi i bagni, le maschere e gli impacchi di fango rappresentano delle terapie usate nei  trattamenti estetici e per molte malattie curate negli impianti termali, pur senza poter contare sulle proprietà taumaturgiche manifestate da Gesù  presso la vasca di Siloe.<br />
Ma non solo per legami diretti con il nostro corpo l’uomo è debitore della scura primordiale poltiglia.<br />
Pensiamo ad esempio alle costruzioni.<br />
In molte parti del mondo si possono vedere abitazioni realizzate non con i soliti mattoni di terracotta ma proprio con fango secco.<br />
Già antichissime strutture come gli ziggurat e le mura di molte città mesopotamiche erano elevate con mattoni e blocchi di fango seccati al sole. E innumerevoli sono ancor oggi gli esempi di architetture spontanee che lo impiegano come materiale costitutivo. Moltissimi centri storici in aree desertiche dallo Yemen al Marocco, dal Mali al Niger, presentano infatti stupefacenti architetture modellate nel fango secco.<br />
Anche costruzioni minori approfittano della disponibilità di questa materia prima e del suo basso costo. Si va dalle case in adobe, un impasto di fango e paglia, comunissime nelle regioni più aride del Nord America, alle capanne delle popolazioni Masai del Kenya e della Tanzania rivestite con fango, sterco bovino e paglia, e a case, sia pure in pietra, legate però da una malta in cui il fango è la componente principale.<br />
 Addirittura anche da noi in Italia sussistono testimonianze splendide di questo tipo di elemento costruttivo.<br />
Le famose “case di terra” che ancora si elevano nei versanti abruzzesi che guardano verso la costa Adriatica, soprattutto nella Val Vibrata, ne costituiscono esempi importanti anche se poco noti e valorizzati.<br />
Oggi il fango, la melma, il limo, la fanghiglia sono nei nostri climi apprezzati solo dai cultori del fuoristrada. Basta vedere le maschere di mota di cui si pavoneggiano i motociclisti e i ciclisti impegnati in queste fangose gare, oppure l’orgoglio con cui i proprietari di orrendi SUV espongono gli schizzi di fango che imbrattano le loro carrozzerie, nel tentativo di farsi assolvere dalla generale nomea che li vede utilizzare i loro elefantiaci mezzi solo per portare i figli a scuola.<br />
E, per evitare un contatto diretto con l’odiata/amata belletta, alcuni di essi addirittura acquistano speciali bombolette spruzza-fango con cui (come i cretini che comprano i blue jeans già stinti e logorati dalla fabbrica per testimoniare avventure improbabili) inzaccherare sportelli e parafanghi.<br />
Molte creature non umane apprezzano il limo. Come i maiali e i cinghiali, simpatici sozzoni cui piace rivoltolarsi nel brago per eliminare gli insetti che li tormentano, strofinando poi contro le cortecce degli alberi la crosta rinsecchita che rinserra zecche, acari e pulci.<br />
Per restare ad animali di casa nostra, rondini e balestrucci (e anche merli) considerano il fango delle pozzanghere un elemento insostituibile nella costruzione dei loro commoventi nidi. E, sempre nel mondo degli uccelli, ve ne sono molti, definiti appunto “limicoli” che nei lisci “smaltoni” di limo palustre trovano il cibo con i loro lunghi becchi.<br />
Vi sono anche insetti, come alcune vespe solitarie o Eumenini , i quali costruiscono dei veri e propri piccoli “orci” di fango secco in cui allevano le loro larve. Nulla in confronto della perizia delle tèrmiti tropicali che innalzano veri e propri “grattacieli” di fango secco, dotati di magazzini, impianti di condizionamento, nursery e ricoveri antiaerei in cui sottrarsi agli assalti di tanti mammiferi e uccelli insettivori.<br />
Insomma: come si è quasi riusciti ad eliminare le definizioni dispregiative al mondo della palude, oggi rivalutato per le sue benemerenze ecologiche e produttive, credo sia giunta l’ora di riabilitare anche l’arcaico miscuglio di acqua e terra dal quale siamo stati, secondo la Bibbia, originati.</p>
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		<title>Rinnovabili e paesaggi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 12:29:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La continua ansimante richiesta di energia, da qualsiasi parte essa possa venire erogata, senza minimamente iniziare a rivedere il suo uso e limitare i suoi sprechi sempre più diffusi  (basta osservare l’immagine notturna del nostro Paese avvolto in un nimbo di luci) solleva problemi non trascurabili dal punto di vista della difesa del paesaggio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La continua ansimante richiesta di energia, da qualsiasi parte essa possa venire erogata, senza minimamente iniziare a rivedere il suo uso e limitare i suoi sprechi sempre più diffusi  (basta osservare l’immagine notturna del nostro Paese avvolto in un nimbo di luci) solleva problemi non trascurabili dal punto di vista della difesa del paesaggio e dell’ambiente.<br />
Nessuna persona, dotata delle normali conoscenze scientifiche e consapevole della situazione grave del clima planetario, può osteggiare il processo, virtuosamente sempre crescente, di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili per arrestare l’uso di combustibili, sequestrati da milioni di anni nel sottosuolo e oggi reimmessi e bruciati con irresponsabile progressione nell’ atmosfera..<span id="more-15"></span><br />
Però chiunque abbia qualche decennio (più di cinque) sulle spalle e si sia impegnato in battaglie ecologiche, ricorderà alcuni episodi in questo campo che dovrebbero far riflettere.<br />
Ne ricordo qualcuno.<br />
Nei primi anni ’60 dello scorso secolo ci furono veementi proteste da parte degli ambientalisti contro la captazione e l’utilizzo di acque nella Val di Genova in Trentino per alimentare centrali elettriche come quella di Molveno. La produzione di energia idroelettrica, forse la più rinnovabile ed ecologica, fornita dal sequestro, con canali di gronda e gallerie, delle belle cascate di quella valle, fu però bloccata e il paesaggio e l’ambiente naturale preservati pochi anni dopo nel Parco Regionale Brenta-Adamello-Val di Genova..<br />
Un altro esempio riguarda le polemiche sollevate dal progetto di una conduttura elettrica che qualche decina di anni fa avrebbe dovuto deturpare  con grandi tralicci i panorami delicati e bellissimi delle Colline del Chianti.<br />
Un rapporto con gli smisurati impianti eolici che si stanno disseminando sui crinali dei nostri Appennini e nel paesaggio storico del Centro Italia mi sembra calzante.<br />
Gli esperti di rinnovabili ci dicono che altri paesi, come la Spagna e la Germania, dispongono di un numero molto maggiore di pale eoliche rispetto al nostro.<br />
In Spagna, su un territorio vasto e non paragonabile, come varietà di paesaggi e di stupendi centri storici minori, con il Bel Paese, vivono 88 persone a chilometro quadrato, meno della metà della densità di 195 ab/kmq dell’Italia. Già questo rende meno problematica la loro istallazione.<br />
In più, basta leggere il capolavoro di Cervantes, Don Chisciotte, per capire che in quei luoghi i mulini a vento, contro cui si batteva il Cavaliere dalla Trista Figura, erano più diffusi, grazie ad una quantità e continuità dei venti, che non nella nostra Penisola, dove di questi impianti, nella sua lunga storia, non vi sono molte tracce.<br />
La Germania, con i suoi 231 abitanti al chilometro quadrato, dispone di molti impianti eolici.<br />
Ma basterebbe osservare dove essi sono stati innalzati per capire che, in quelle pianure senza rilievi e colture paragonabili con quelle stupende delle colline centroitaliane, tali emergenze potrebbero addirittura vivificare un paesaggio senza molte attrattive, come del resto quello degli olandesi (da secoli utilizzatori dell’energia eolica) e dei danesi, favoriti da forti e continui venti.<br />
Con questo non voglio sostenere coloro che, da posizioni oltranziste, si battono contro i mulini a vento. Sono invece d’accordo con chi sollecita attenzione nella loro posa in opera, salvaguardando, come responsabilmente chiede il WWF, tutte le aree vincolate o inserite in elenchi di ambienti, paesaggi o biotopi di alto valore ecologico, archeologico o paesistico.<br />
I pannelli fotovoltaici, che assieme alle pale eoliche rappresentano i più promettenti sostituti all’uso suicida dei carburanti fossili, sollevano anch’essi dei problemi per quanto riguarda la loro collocazione nel territorio e nel paesaggio.<br />
Già alcuni rilievi sono stati sollevati dalle autorità preposte alla tutela sulla copertura con tali strutture di tetti antichi situati nei centri storici. Così come avviene per le antenne paraboliche, che in alcune regioni sono state obbligate a tingersi di colori neutri e a disporsi su falde non esposte sulle antiche vie, anche le cellule fotovoltaiche dovrebbero seguire alcuni semplici norme.</p>
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