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	<title>Fulco Pratesi</title>
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	<description>il blog di Fulco Pratesi</description>
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		<title>Sapiens davvero?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il grande Carlo Linneo, che nel suo Systema Naturae del 1758 definì la specie umana con la lusinghiera denominazione di Homo sapiens, dovrebbe rivoltarsi nella sua tomba posta nella cattedrale di Uppsala. Almeno a giudicare dai comportamenti dell’umanità di fronte alla catastrofe ecologica che si sta addensando sul Pianeta. Mentre i demografi più seri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande Carlo Linneo, che nel suo Systema Naturae del 1758 definì la specie umana con la lusinghiera denominazione di Homo sapiens, dovrebbe rivoltarsi nella sua tomba posta nella cattedrale di Uppsala. Almeno a giudicare dai comportamenti dell’umanità di fronte alla catastrofe ecologica che si sta addensando sul Pianeta.</p>
<p>Mentre i demografi più seri e consapevoli mettono in guardia su una spasmodica e inarrestabile crescita della popolazione, che ha aggiunto quest&#8217;anno i 7 miliardi (erano solo 3 appena cinquant&#8217;anni fa) e marcia verso un traguardo di 9/10 miliardi tra meno di cinquant&#8217;anni, la specie del Sapiens continua a pullulare.<span id="more-223"></span></p>
<p>E se in Cina qualche segnale di resipiscenza appare, in India (1.160.813.000 abitanti nel 2009) il traguardo è di superare la popolazione<br />
della Cina (1.345.751.000) senza nemmeno pensare a quel che può succedere a un subcontinente in cui nel 1970 vivevano 523.000.000 di persone  (con una densità di 160 abitanti al chilometro quadrato), e oggi  la densità attuale è di 353 ab/kmq,  superiore a quella del popolosissimo Belgio.</p>
<p>E non c’è grande religione, monoteistica o meno, che non stimoli o addirittura imponga l&#8217;irresponsabile crescita demografica i cui effetti<br />
disastrosi vengono moltiplicati dalla crescita inarrestabile dei consumi, sia nelle società in via di sviluppo, sia in quelle ormai giunte ad un alto livello di benessere. Le quali non si curano in nessun modo di raffreddare i loro eccessivi consumi e devastazioni territoriali.</p>
<p>Non si spiegherebbero altrimenti l’aumento nelle vendite dei veicoli più grandi e inquinanti e le temperature domestiche sempre in crescita (contro le ammonizioni degli scienziati angosciati per il global warming ). Ancora, gli sprechi in continua ascesa, l�incremento nei consumi di carni bovine (tra le cause maggiori di inquinamento non solo atmosferico), la depredazione dei suoli coltivabili per la galoppante invasione del cemento e dell&#8217;asfalto e  per le colture intensive destinate a produrre carburanti per le auto (ai danni delle popolazioni rurali più povere e affamate).</p>
<p>Insomma, se un ravvedimento (imposto purtroppo da catastrofi ecologiche) non si verificherà, non c’è dubbio che la ottimistica  efinizione di Linneo sulla sapienza del genere umano subirà la più cocente smentita.</p>
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		<title>Dopo il Ruanda!</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 16:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia che l&#8217;Italia sia ancora scesa nella lista di Transparency International  delle Nazioni più corrotte del mondo dopo il Ruanda, mi induce ad alcune considerazioni. Già al 33° posto nel 1995, al tempo di Tangentopoli, la caduta del nostro Paese nel baratro della corruzione è stato continuo e inarrestabile, facendoci occupare oggi il 69° [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia che l&#8217;Italia sia ancora scesa nella lista di Transparency International  delle Nazioni più corrotte del mondo dopo il Ruanda, mi induce ad alcune considerazioni.</p>
<p>Già al 33° posto nel 1995, al tempo di Tangentopoli, la caduta del nostro Paese nel baratro della corruzione è stato continuo e inarrestabile, facendoci occupare oggi il 69° posto, con gravissime conseguenze non solo nel prestigio internazionale  ma anche nel settore delle nostre produzioni ed esportazioni. Basti pensare ad esempio al crollo continuo della nostra industria automobilistica, crollo peraltro aggravato negli ultimi anni in cui tutti i nostri telegiornali si esibivano in pubblicità gratuite alle case automobilistiche straniere, vedi quelle tedesche, i cui marchi comparivano continuamente sulle  vetture presidenziali e ministeriali di un governo cui poco o nulla importava la salute delle nostre aziende.</p>
<p><span id="more-220"></span></p>
<p>Di questo degrado penso abbia una certa responsabilità anche il nostro cinema, almeno quello più spasmodicamente amato dal grande pubblico.</p>
<p>Sere fa in televisione mi è capitato di vedere il film di Alberto Sordi, “Il tassinaro.</p>
<p>In questa pellicola sono, secondo me, concentrati tutti i difetti legati a questo genere di film comici (?) italiani ai quali, a mio parere, è pure legato il triste declino di ogni residuo di etica, di morale e addirittura di stile e di buon gusto che da qualche decennio ha relegato il nostro Paese agli ultimi gradini di una scala civile.</p>
<p>E credo che a pellicole come questa si riferisca il personaggio di Nanni Moretti nel film Ecce Bombo del 1978 in cui il protagonista, indignato per una conversazione al bar di stampo qualunquista (Tanto sono tutti uguali, rossi neri), esclama: Rossi, neri tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?E, scaraventato fuori dal locale, si allontana inveendo Ve lo meritate Alberto Sordi!</p>
<p>Addebitare a questo monumento della filmografia nazionale il degrado in cui siamo immersi, è probabilmente ingiusto. Ma sono proprio la sua bravura (non ne ho perso un solo film, a iniziare da Mamma mia che impressione del 1951), la sua simpatia, la sua rinomanza e l&#8217;amore del pubblico- che ha affollato il suo funerale e gli fatto dedicare la Galleria Colonna a Roma &#8211; che costituiscono condizioni aggravanti.</p>
<p>Anche nei film più riusciti e decorosi (penso a capolavori come “Un borghese piccolo piccolo, Detenuto in attesa di giudizio, La Grande Guerra, Riusciranno i nostri eroi) traspaiono sempre tratti dell&#8217;iconografia classica dell&#8217;italiano medio, qualunquista, fedifrago, opportunista, corrotto, arrogante con i deboli, vile con i potenti.</p>
<p>Un modello di personaggio deteriore (che alla fine la fa franca) al quale sempre più, grazie agli schermi cinematografici e televisivi, tanti, tantissimi italiani, non si vergognano d&#8217;ispirarsi. Con tutti i risvolti di arroganza, di corruttela, di infedeltà politica e sociale di cui le cronache giudiziarie degli ultimi vent&#8217;anni ci parlano.</p>
<p>In questa galassia di film per così dire “umoristici” (anche se di vero humour non c’è traccia) che comprendono i cinepanettoni e altro ciarpame, così amati dal pubblico, c’è poi, soprattutto ultimamente, l’icona onnipresente dell&#8217;italiano eternamente arrapato, che fa le corna alla moglie, che mente spudoratamente ed esprime tutti quei comportamenti che, pur facendo sbellicare il pubblico meno acculturato, spinge all&#8217;emulazione e sdogana comportamenti asociali, protervi, cialtroneschi.</p>
<p>Se è vero, come dice e scrive Karl Popper, che la televisione “cattiva maestra induce alla violenza, soprattutto nei giovani, come non esumerne che anche i film intrisi di cattivo gusto, qualunquismo, menzogne e vigliaccherie non sdoganino simili comportamenti?D&#8217;altra parte, se il consumismo compulsivo (vedi quello verso i detersivi) viene stimolato dal bombardamento pubblicitario televisivo, come si può non pensare che anche  quello diretto verso oggetti come il lato B o i seni rifatti di tante povere ragazze non influisca su un atteggiamento sempre più rivolto al rapido (pur se illusorio) soddisfacimento di foie represse?</p>
<p>Non voglio, anche se so di correre questo rischio, essere tacciato di moralismo.E sono sicuro che mi verrà detto che l’immagine vera dell’italiano medio è proprio quella che si vede in queste pellicole (anche se spero che non sia così).</p>
<p>Ho visto e vedo continuamente film di altri paesi, certo non migliori del nostro.<br />
Ci sono anche in essi, è vero, personaggi negativi e comportamenti disgustosi. Ma sempre, o quasi sempre, tutto viene riscattato da tragici finali o da recuperi di dignità e di coraggio, anche in storie e protagonisti apparentemente negativi e squallidi.</p>
<p>A questo punto non mi viene assolutamente in testa il desiderio di auspicare una sia pur insignificante censura. Mi limito a constatare tristemente che, come il termometro segnala lo stato di sofferenza nel corpo umano, così queste rappresentazioni costituiscono il sintomo, grave (e forse cronico e incurabile) del degrado culturale e sociale che colpisce il nostro Paese e ci fa considerare sempre meno nel consesso internazionale, con conseguenze certamente non positive per l&#8217;economia e lo sviluppo.</p>
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		<title>“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 12:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[ “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. L’articolo 52 della nostra Costituzione parla  chiaro. Così come l’articolo 9 che recita: “La Repubblica tutela il paesaggio”. Prendendo lo spunto da questi due pilastri della nostra democrazia, mi sia consentito fare qualche considerazione basata sulle notizie riguardanti la cosiddetta Legge sulla Stabilità 2012 in discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><noscript></noscript></p>
<div id="gview-butter"> “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.<br />
L’articolo 52 della nostra Costituzione parla  chiaro.<br />
Così come l’articolo 9 che recita: “La Repubblica tutela il paesaggio”.<br />
Prendendo lo spunto da questi due pilastri della nostra democrazia, mi sia consentito fare qualche considerazione basata sulle notizie riguardanti la cosiddetta Legge sulla Stabilità 2012 in discussione in Parlamento.<br />
Per la difesa della Patria contro eventuali nemici esterni e per missioni militari sono previsti stanziamenti pari a 23.500 milioni di euro, ponendoci al 10° posto nella lista degli Stati con maggiori impegni nel campo delle spese militari.<span id="more-216"></span>Per difendere dagli attacchi interni come le aggressioni al suolo, alle acque, ai boschi, ai paesaggio, alle coste, alla biodiversità, (molto maggiori di quelli eventualmente sferrati contro di noi da altri Paesi del Globo) le previsioni di spesa, secondo il WWF, sono le seguenti:<br />
Per i 25 Parchi nazionali che difendono più del 10% del sacro suolo della Patria, assicurando aria pulita, fiumi limpidi, paesaggi intatti, biodiversità preziosa, turismo fiorente, piccoli borghi salvaguardati, la somma prevista per il 2012 ammonta a 3,3 milioni di euro (erano 7,7 milioni nella passata legge del 2011). Per tutte le altre voci di bilancio riguardanti  gli interventi sulla difesa del mare, le altre aree protette,  la Cites (Convenzione internazionale per le specie in via di estinzione e l’ISPRA, Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente) ci sono in tutto poco più di  43 milioni.<br />
Insomma, quasi tutto il comparto difesa natura e biodiversità del Ministero. dell’Ambiente potrà contare su meno di 50 milioni di euro. Contro, è bene ricordarlo, i 23.500 milioni attribuiti alla Difesa.<br />
Basterebbe rinunciare all’acquisto di un solo cacciabombardiere F35 (122 milioni, ne dovremmo acquistare 131 dal 2013 al 2024) per mandare avanti per due anni e mezzo tutto il settore della difesa della natura dalle aggressioni interne che causano all’anno molte più vittime (basti pensare alle recenti alluvioni di Liguria e Toscana) di quelle potenzialmente sferrate da improbabili nemici esterni.<br />
Credo che il governo appena insediato dovrebbe fare qualche ragionamento su queste previsi9oni di bilancio, pur in una temperie così preoccupante come l’attuale.</div>
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		<title>I ricchi aiutino i PIGS</title>
		<link>http://www.fulcopratesi.it/2011/10/14/i-ricchi-aiutino-i-pigs/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 09:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ facile e ingeneroso guardare dall’alto in basso, comefanno oggi le due nazioni più ricche e fortunate d’Europa, i paesicompresi nella definizione (poco divertente) di PIGS. Lascio da parte il Portogallo e l’Irlanda, sui quali mi èdifficile fare considerazioni. Ma per i paesi mediterranei come la Grecia, la Spagna e l’Italia(che i più malevoli a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ facile e ingeneroso guardare dall’alto in basso, comefanno oggi le due nazioni più ricche e fortunate d’Europa, i paesicompresi nella definizione (poco divertente) di PIGS.</p>
<p>Lascio da parte il Portogallo e l’Irlanda, sui quali mi èdifficile fare considerazioni.</p>
<p>Ma per i paesi mediterranei come la Grecia, la Spagna e l’Italia(che i più malevoli a volte sostituiscono all’Irlanda nell’Idell’acronimo) qualcosa mi sento di poter dire.</p>
<p>I due paesi più doviziosi d’Europa, la Germania e la Francia sonobenedetti da Dio. Pianure opime, agricolture fiorenti grazie a climi generosi eregolari, risorse minerarie (vedi, per la Germania, carbone, ferro,idrocarburi, uranio), fiumi ampi e navigabili in gran parte, mari pescosi,industrie possenti, boschi produttivi.</p>
<p>Facciamo adesso il paragone tra i due Paesi europei che detengonol’economia più brillante e guardano con sufficienza gli altri, e laGrecia, la Spagna e l’Italia.<span id="more-212"></span></p>
<p>Iniziamo con la Grecia, pietra dello scandalo.</p>
<p>Ma la conoscete la Grecia? Ci siete mai stati? Avete visto i monti  chene ricoprono la maggioranza della superficie? Sono brulli, adatti solo alpascolo delle capre e delle pecore. E poi  3000 (tremila) tra isole e isolotti anch’essi aridi e nudi, da collegare con un’infinità di vaporettida una costa frastagliata e inospitale? E poche, pochissime pianure, fiumiquasi inesistenti, scarse risorse minerarie, un clima arido che non favorisceun’agricoltura redditizia.  Certo, ci sono la flotta e il turismo ma nonsono certo sufficienti a mantenere un tasso di benessere confrontabile conquelli delle nazioni più ricche.</p>
<p>E veniamo alla Spagna. Un territorio in gran parte occupatodall’altopiano semidesertico della Meseta,poche pianure fertili e irrigabili (il 10% del totale), fiumi dal corsoirregolare e torrentizio, coste belle ma, per colpa dei passati governi, oramaiimpiastrate di cemento dai Pirenei a Gibilterra</p>
<p>Passiamo all’Italia.</p>
<p>Questa appendice contorta e dalla buffa sagoma, appesa al continenteeurasiatico e oggi sotto tiro da parte delle autorità economiche e finanziariedi tutto il mondo, si può considerare un miracolo di sopravvivenza.</p>
<p>Anche perché al Bel Paese qualcuno gli ha detto male.</p>
<p>Pensate: un territorio ingombro per il 60/70 per cento da monti ecolline dove l’agricoltura rende pochissimo. Poche e affollatissimepianure in cui si accalcano 200 abitanti al chilometro quadrato, affetti da un“mal della pietra” che li spinge a seppellire ogni anno sottocemento e asfalto decine di migliaia di ettari di terreno, in gran parteagricolo. Solo in Pianura Padana finiscono così 19 ettari al giorno.</p>
<p>E uno spezzettamento dei fondi agricoli che &#8211; con una superficie mediadi soli 7 ettariche  pure vantano la più alta produttività d’Europa  &#8211; non ha egualinell’Unione Europea.</p>
<p>Aggiungete, a questo già difficile panorama, la giovinezza dei suoirilievi causa di dissesto idrogeologico con frane e smottamenti, rovinosi,fiumi in gran parte a carattere instabile e torrentizio, pronti a causarealluvioni a ogni pioggia più forte del normale, incendi che divorano 80,000 ettaril’anno, frequenti terremoti e, ciliegina sulla torta, tre vulcani attivie altri pronti a eruttare. Sovrapponete a questi guai  una classe politica dicui è meglio non parlare, una malavita galoppante e invasiva, un’assenzaquasi completa di senso civico (vedi i livelli di evasione e di abusivismo) eavrete le basi per giudicare l’Italia alla stregua di un paese del TerzoMondo.</p>
<p>Eppure, in tutto questo sconfortante panorama, gli italiani hannosaputo  nei secoli creare dei tesori di arte, tradizioni agricole egastronomiche di eccellenza, conservare una biodiversità ai massimi livelli inEuropa, fondare industrie tra le prime nel mondo, aumentare negli ultimisettant’anni le proprie foreste dal 20 al 30%  e le aree protette da 0,5al 20%.</p>
<p>Ora la situazione è grave. Ma, date le premesse, forse riusciremo auscire dall’abisso che ci si apre davanti.</p>
<p>In fondo, ne abbiamo viste di peggio.</p>
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		<title>Meduse e indifferenza</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 11:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i tanti recenti fastidi estivi che assillano i bagnanti (oltre  alle orrende moto d’acqua, le pallonate in faccia, le zanzare e le radioline) non si può trascurare quello costituito dalle  meduse. Un tempo, l’arrivo di uno di questi animali in prossimità della battigia era l’occasione per un eccitante diversivo alla noia che imperava sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Tra i tanti recenti fastidi estivi che assillano i bagnanti (oltre  alle orrende moto d’acqua, le pallonate in faccia, le zanzare e le radioline) non si può trascurare quello costituito dalle  meduse.</p>
<p style="text-align: left;">Un tempo, l’arrivo di uno di questi animali in prossimità della battigia era l’occasione per un eccitante diversivo alla noia che imperava sotto l’ombrellone. E si organizzavano feroci pogrom a colpi di remo o di paletta contro l’innocua cupola gelatinosa orlata di violetto per esorcizzare le improbabili punture causate dai suoi tentacoli.<span id="more-208"></span></p>
<p style="text-align: left;">Oggi le meduse sono molto aumentate. Alle nostrane, di cui solo una, la rosea Pelagia noctiluca, (ggi in preoccupante aumento) è effettivamente urticante, se ne stanno aggiungendo altre, come la Caravella portoghese,sempre più diffusa nei nostri mari, i cui lunghi filamenti possono causare seri problemi.</p>
<p style="text-align: left;">Quali le ragioni del proliferare di questi celenterati, capaci di creare notevoli fastidi al turismo balneare?</p>
<p style="text-align: left;">In primo luogo il riscaldamento globale, dovuto all’Effetto Serra, che favorisce il pullulare delle meduse nostrane e apre la strada a specie provenienti da altri climi e da altri mari.</p>
<p style="text-align: left;">C’è poi la pesca che elimina le specie tradizionalmente nemiche delle meduse come soprattutto le tartarughe marine e i pesci luna che, vivendo a fior d’acqua, si nutrono in modo massiccio di queste gelatinose creature.</p>
<p style="text-align: left;">Ma la causa principale del loro pullulare va ricercata nella sovrappesca, peggiorata dalla pratica del bycatch la quale, rivolta al prelievo delle specie più commerciali e allo scarico in mare, morte, di tutte le altre forme di vita rimaste nella rete a strascico, depaupera pesantemente le classi giovanili di pesci che si nutrono delle meduse neonate che popolano il plancton, favorendo così il loro sviluppo e la loro, prima sconosciuta, moltiplicazione.</p>
<p style="text-align: left;">Dato che siamo in argomento balneare, vorrei esporre ai miei lettori un dubbio che mi assilla da anni e sul quale vorrei sentire il loro parere.</p>
<p style="text-align: left;">Succede spesso, nelle ultime estati, che qualche bagnante si senta male, sia travolto dalle onde o sia colpito da un improvviso malore e, nonostante gli sforzi dei soccorritori, perda la vita. Il corpo, così, resta pietosamente coperto da un telo, sulla spiaggia affollata dai bagnanti, in attesa che le autorità sopravvengano e svolgano le pietose operazioni del caso.</p>
<p style="text-align: left;">La gente, dopo un primo moto d’impressione e di dolore, torna alla proprie occupazioni. E un giornalista, riferendo della recente morte di uno sfortunato bagnante sulla spiaggia di Ostia, si indigna (come quasi sempre succede in casi analoghi sia sulla stampa sia in televisione) perché “tutt’attorno, la gente non si è mossa dai lettini, ha continuato a prendere il sole, a chiacchierare, a commentare quello che era successo. In molti hanno perfino fatto il bagno a pochi metri da quel lenzuolo che proteggeva dagli sguardi il corpo senza vita”.</p>
<p style="text-align: left;">Siccome questi episodi si ripetono tristemente tutte le estati (sono 15 le persone annegate dall’inizio di luglio tra Civitavecchia e Anzio e nei laghi vicino a Roma), mi domando cosa  un casuale testimone della disgrazia, dovrebbe fare in attesa della rimozione del cadavere, per evitare critiche e reprimende dei mass media.</p>
<p style="text-align: left;">Sostare in mesto e compunto atteggiamento in piedi attorno al corpo recitando preghiere per i defunti? Creare un silenzioso cordone sanitario per impedire che nelle vicinanze riprendano le attività non consone alla dignità della morte?  Procurare mazzi di fiori con cui coprire la salma? Cercare un sacerdote che impartisca le esequie e benedica il cadavere?</p>
<p style="text-align: left;">Sarebbe bene saperlo per sfuggire ai giudizi severi di chi vorrebbe comportamenti diversi da quelli disdicevoli per la loro indifferenza che il giornalista del Corriere della Sera ha stigmatizzato nel suo articolo di  oggi 22 agosto 2011.</p>
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		<title>I dendrofobi del piano terra</title>
		<link>http://www.fulcopratesi.it/2011/07/25/i-dendrofobi-del-piano-terra/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 16:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura in città]]></category>

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		<description><![CDATA[Oramai lo schema è classico. Nei giardinetti di piano terra di tante palazzine romane costruite negli anni 50, vegetano alberi meravigliosi, sviluppati da quelli che i progettisti e gl’imprenditori piantarono allora per invogliare potenziali acquirenti. Oggi, come succede ai cani, portati in casa da cuccioli, che una volta cresciuti e divenuti ingombranti si abbandonano in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai lo schema è classico.<br />
Nei giardinetti di piano terra di tante palazzine romane costruite negli anni 50,<br />
vegetano alberi meravigliosi, sviluppati da quelli che i progettisti e gl’imprenditori piantarono allora per invogliare potenziali acquirenti.<br />
Oggi, come succede ai cani, portati in casa da cuccioli, che una volta cresciuti e divenuti ingombranti si abbandonano in autostrada, la media/alta borghesia dei proprietari dei piani terra, sta procedendo all’eliminazione degli alberi troppo cresciuti.<br />
Contraddistinti, come quasi tutti gli italiani, da un’atavica antipatia per la natura derivante da un passato rurale ancora molto prossimo, i dendrofobi urbani vedono in queste verdi creature dispensatrici di ossigeno e ombra, cinguettio di uccelli e profumo di fiori, frinire di cicale e volo di farfalle, dei nemici da abbattere.<span id="more-205"></span>I pretesti sono sempre i soliti: “tolgono luce, fanno ombra, impediscono di godere il passeggio, portano “bestie” e ladri, con le radici minacciano cantine e intercapedini, i rami cadendo possono danneggiare (massimo delitto!) un’auto, sono malati, fanno cadere le foglie”. Meglio dunque il bullettonato di travertino, l’asfalto, il tranquillizzante cemento.<br />
E così, complici piccole bande di sicari con ruggenti motoseghe &#8211; che istigano (per loro interesse) a eliminazioni totali anziché compassionevoli potature &#8211; gli alberi urbani spariscono.<br />
Nei luoghi ove vivo (in cima ai Monti Parioli) o dove lavoro (in una traversa di viale Buozzi), il pogrom contro gli alberi procede con impegno.<br />
Attorno a casa mia, in pochi anni sono partiti due cedri, una magnolia, due pini domestici, una grande sequoia e altri incolpevoli esemplari. Vicino al mio studio ho assistito, inerme e urlante, alla distruzione di un piccolo bosco, relitto dell’antica Vigna dei marchesi Sacchetti, per la paventata costruzione di un ennesimo devastante garage sotterraneo. E poi alla devastante potatura di un alloro (prima, come mi hanno suggerito, avvelenato con acido, pare sia prassi comune), di un immenso avogado che proprio quest’anno stava maturando i suoi squisiti frutti, all’abbattimento di un pino d’Aleppo, di un fantastico albero di Giuda, di una palma delle Canarie (sanissima e piena di datteri), di un grandissimo ailanto (il cinese albero del Paradiso).<br />
La cosa più disarmante è che la padrona responsabile della strage (che voleva (finalmente!) un giardino privo di alberi) mi ha riconosciuto, confessandomi che mi aveva seguito in una visita a scopo botanico organizzata anni fa dal WWF a Villa Ada!<br />
Altri precorsi dolori (sempre causati da proprietarie nemiche del verde), sono stati  l’uccisione di un grande pino e di un castagno da me seminato alla nascita del mio primo figlio, nel giardinetto dell’appartamento da noi abitato dopo il matrimonio.<br />
Non c’è nulla da fare. In questa nostra dendrofobica società solo pochi amano e apprezzano la compagnia degli alberi. Tutti gli altri sono lieti di toglierli di mezzo appena causano qualche (anche sopravvalutato) problema. Consapevoli, oltretutto, che nessuna legge, vincolo o regolamento tutela gli alberi cresciuti nei terreni privati.</p>
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		<title>Perchè gli uccelli (e i pesci) mi temono?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 18:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura in città]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che più mi addolora quando vado in natura è vedere il terrore che tutti gli animali selvatici nutrono nei miei confronti.<br />
Iniziamo dagli uccellini che da anni nutro offrendo loro del cibo in una piccola mangiatoia sul mio terrazzo. Non ci crederete: mentre in tutto il mondo, dal Brasile alla Svizzera, dagli Stati Uniti all’Australia gli uccellini non solo non scappano ma addirittura vengono a mangiare in mano, questi, soprattutto passeri, appena mi vedono dietro ai vetri della finestra, volano via terrorizzati, confermando quanto scrisse un ornitologo inglese tempo fa. “In Italia gli uccelli non volano, fuggono”.<span id="more-200"></span><br />
Non parliamo poi degli uccelli in campagna. Anche lì, quando faccio del birdwatching dall’automobile (miglior sistema per vederli senza spaventarli), appena mi sporgo col binocolo dal finestrino, è un fuggifuggi generale.<br />
Mi spiego questo terrore rifacendomi  alle migliaia di anni in cui queste povere bestioline (come del resto tutti gli animali selvatici) erano oggetto di tremende persecuzioni da parte di popolazioni affamate e incivili: rubate da piccole dai nidi, catturate con lacci, bacchette col vischio, archetti, tagliole, schiacce, reti e altre diavolerie e, da due secoli a questa parte, presi a fucilate da milioni di tartarini.<br />
E il fatto che negli altri paesi civili questo non sia mai accaduto (almeno da un secolo) non  ha fatto  insorgere l’atavico terrore di queste alate e canore creature nei confronti dell’uomo neandertaliano cacciatore e raccoglitore.<br />
Purtroppo, la paura nei confronti della specie  Homo sapiens (quanta ironia in questa definizione) si è sviluppata, da sessantina d’ anni, anche tra i pesci.<br />
L’avvento &#8211; negli anni 40 dello scorso secolo -  della pesca subacquea che ha fatto identificare nell’uomo armato di fiocine e arpioni il massimo pericolo, ha diffuso ta i pesci, i crostacei e i molluschi un primordiale terrore. Un terrore prima inesistente, in quanto essi non potevano collegare le insidie (ami, lenze, reti, nasse, ecc.) con il pescatore. Ricordo ancora, nei primi anni 50, l’atteggiamento fiducioso e indifferente che le cernie, le corvine i saraghi e tanti altri pesci avevano nei confronti di chi, per la prima volta nella loro storia, li aggrediva nel loro stesso elemento.<br />
Per i pesci, forse perché la persecuzione ha avuto una storia più breve, è piuttosto facile ricreare un clima e un comportamento non condizionato dalla paura: prova ne siano le riserve marine di recente istituzione nel Mediterraneo in cui i pesci, anche molto grandi, si lasciano avvicinare tranquilli e confidenti, dato che lì la pesca subacquea è severamente bandita da anni.<br />
Sarà molto più lungo e difficile, almeno in Italia, riconquistare la simpatia degli uccellini. Purtroppo ancora oggi schiere di cacciatori battono il territorio, felici di poter scaricare i loro fucili su inermi volatili pesanti meno del piombo usato per ucciderli.<br />
Ma basterà aspettare. E tener presente  che il nostro santo protettore si chiama San Francesco, un santo  che con gli uccelli e i pesci aveva un ottimo e fraterno rapporto.</p>
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		<title>IL 12 E IL 13,TUTTI A VOTARE PER LA SALUTE, L&#8217;ACQUA e LA GIUSTIZIA!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 09:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi, come me, ha partecipato a tutti i referendum indetti nel nostro Paese (tranne quello del 1946 tra Monarchia e Repubblica) la prossima scadenza referendaria rappresenta un appuntamento irrinunciabile. Poter, dopo il precedente referendum contro il nucleare, tornare alle urne contro questa forma di energia pericolosa, costosissima e in declino, dovrebbe essere un obbligo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi, come me, ha partecipato a tutti i referendum indetti nel nostro Paese (tranne quello del 1946 tra Monarchia e Repubblica) la prossima scadenza referendaria rappresenta un appuntamento irrinunciabile.<span id="more-195"></span> Poter, dopo il precedente referendum contro il nucleare, tornare alle urne contro questa forma di energia pericolosa, costosissima e in declino, dovrebbe essere un obbligo per tutti, di destra o di sinistra, di centro o astensionista.</p>
<p>Se a questa chiamata alle armi contro le centrali atomiche si accompagna quella in difesa di un bene pubblico come l’acqua, sostenuta da una raccolta di firme che ha superato le 1.400.000 sottoscrizioni, credo che pochi elettori, anche se affaticati dalle recenti elezioni amministrative, sfuggiranno alla tentazione di andare al mare (o magari si tratterranno in città per quei pochi minuti che la votazione richiede) per affermare il proprio diritto a decidere sul futuro proprio e dei propri figli.<br />
Non credo che i pochi lettori di questo blog abbiano bisogno di istruzioni su come agire per onorare il proprio dovere di elettore.<br />
In tutti i casi, ecco qualche indicazione.</p>
<p>Scheda grigia: il nucleare</p>
<p>Un SI per cancellare la legge che consente di costruire centrali nucleari in Italia.</p>
<p>Due Schede, la rossa e la gialla: l’acqua</p>
<p>Due SI per conservarla. Evitando che vengano privatizzati i sistemi di distribuzione di questo bene prezioso.</p>
<p>Una Scheda, verde chiara: il legittimo impedimento.</p>
<p>Vota SI se vuoi che tutti i cittadini debbano, se chiamati in giudizio, presentarsi in tribunale per le udienze;<br />
Vota NO se preferisci che i membri del governo in carica siano esonerati, nel periodo della loro carica, dall’essere giudicati.</p>
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		<title>22 MAGGIO FESTA DELLE OASI WWF</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 17:36:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

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		<description><![CDATA[nche questa primavera, precisamente il 22 maggio, le Oasi del WWF (l’associazione internazionale di difesa della natura che quest’anno compie 50 anni dalla sua fondazione) sono aperte gratuitamente al pubblico. Si tratta di più di cento tesori di biodiversità, che vanno dai boschi della Valtrigona in Trentino alle spiagge dell’Oasi di Torre Salsa in Sicilia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>nche questa primavera, precisamente il 22 maggio, le Oasi del WWF (l’associazione internazionale di difesa della natura che quest’anno compie 50 anni dalla sua fondazione) sono aperte gratuitamente al pubblico.<br />
Si tratta di più di cento tesori di biodiversità, che vanno dai boschi della Valtrigona in Trentino alle spiagge dell’Oasi di Torre Salsa in Sicilia, dalla Laguna di Orbetello alla grande foresta di Monte Arcosu in Sardegna, regno del raro cervo sardo.<span id="more-192"></span>Il 2011, che l’Onu ha dichiarato Anno delle Foreste, il WWF Italia ha lanciato una grande raccolta fondi per finanziare l’acquisto e la gestione di tre rare e minacciate foreste in tre località italiane. La prima, adiacente alla già esistente Oasi lombarda della Valpredina (di cui costituirebbe un necessario ampliamento) servirà a evitare la caccia, il bracconaggio, i tagli boschivi e altre minacce, aiutando gli animali, dai caprioli ai tassi, dagli scoiattoli alle salamandre giallo nere che in essa vivono.<br />
La seconda area, che verrà presa in gestione, si trova nel Lazio ed è costituita da una piccola  foresta su terreno paludoso ultima reliquia delle selve impaludate che accompagnavano il litorale a nord di Roma, oggi assediato dal grande sviluppo delle  costruzioni di seconde case. In essa, oltre a un gran numero di uccelli, si trovano rare specie vegetali, dalle orchidee selvatiche agli iris palustri.<br />
Infine, in Puglia, l’acquisizione dell’area di Marzagaglia consentirà di salvare e gestire  una serie di boschi composti da specie endemiche di  querce  e da macchia mediterranea anch’essi insidiati dall’apertura di strade, cave, incendi, molto dannosi soprattutto in una  regione che si trova agli ultimi posti per dotazione di boschi.</p>
<p>Per contribuire alla raccolta fondi tesa  al salvataggio di queste foreste, si può,  dall’8 al 29 maggio, donare 2 euro inviando un SMS al numero 45507  da cellulari Tim, Vodafone, Wind e “3”, o chiamando lo stesso numero da rete fissa Teletu. Oppure 2 o 5 euro per ogni chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Fastweb e Infostrada. Sarà inoltre possibile  donare presso gli oltre 7800 sportelli automatici (ATM) Unicredit su tutto il territorio nazionale.<br />
I fondi così raccolti serviranno per acquisire le tre aree e dar vita a nuove Oasi WWF.<br />
IL 22 Maggio Festa delle Oasi WWF in tutta Italia!</p>
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		<title>Nuovi rifiuti sulle spiagge</title>
		<link>http://www.fulcopratesi.it/2011/04/11/nuovi-rifiuti-sulle-spiagge/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni primavera il WWF organizza su alcune spiagge (principalmente quelle che si trovano lungo le sue Oasi costiere) delle operazioni di pulizia dai detriti accumulati dalle mareggiate invernali. Questa attività, condotta a mano da centinaia di volontari, è necessaria per evitare che gli enti locali procedano a distruttive ripuliture attuate con mezzi meccanici che distruggono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni primavera il WWF organizza su alcune spiagge (principalmente quelle che si trovano lungo le sue Oasi costiere) delle operazioni di pulizia dai detriti accumulati dalle mareggiate invernali.</p>
<p>Questa attività, condotta a mano da centinaia di volontari, è necessaria per evitare che gli enti locali procedano a distruttive ripuliture attuate con mezzi meccanici che distruggono tutta la vegetazioni pioniera che tenta dicolonizzare le sabbie, mettendo anche a rischio la nidificazione di uccelli rari, come il fratino e il corriere piccolo, e la fioritura dello splendido giglio marino.<span id="more-190"></span></p>
<p>Risparmiando i residui di origine naturale (come tronchi spiaggiati, alghe,posidonie, gusci di molluschi, penne di gabbiani, ricci di mare eccetera,che ne arricchiscono la biodiversità) il triste raccolto è costituito  soprattutto da plastica: bottiglie indistruttibili di polietilene, cassette per il pesce, flaconi di detersivi, sacchetti per i rifiuti e per gli acquisti, giocattoli,  contenitori di medicinali (molti addirittura ancora pieni!) eccetera eccetera.</p>
<p>Ma, dato che queste operazioni ecologiche sono condotte fin dai primi anni dell’Associazione, è interessante esaminare l’evoluzione nel tempo della quantità e qualità dei rifiuti.</p>
<p>Stando all’esperienza dei volontari “pulitori”, la maggiore quantità di rifiuti connessi all’attività peschereccia (un tempo costituiti solo da resti di reti, galleggianti di sughero o di vetro in simpatiche “palle”) è oggi rappresentata dagli innumerevoli frammenti di cassette per pesce in polistirolo espanso. Per quanto riguarda invece i rifiuti derivanti da attività domestiche, alle solite onnipresenti bottiglie di  acqua minerale, ai bastoncini nettaorecchie e alle bustine per tè e tisane (ovunque ancora presenti,) le new entry più comuni e vistose sono le nuove “cialde” per le macchinette del caffè, molto reclamizzate ma che purtroppo finiscono a infiorare le battigie assieme ai più rari preservativi.</p>
<p>Per chi voglia impegnarsi in questa attività di difesa degli arenili, l’appuntamento è domenica 8 maggio, alle 9.30 nell’Oasi  del Lago di Burano (Capalbio Scalo) Info: <a href="mailto:m.emili@wwf.it">m.emili@wwf.it</a>.  </p>
<p>La destinazione al WWF del 5 per 1000 nella  dichiarazione dei redditi, senza nessuna spesa per il contribuente, aiuta anche i volontari che s&#8217;impegnano nella periodica pulizia a mano delle spiagge per evitare fastidi ai bagnanti e salvare la preziosa flora pioniera degli arenili.</p>
<p>Se volete donare il 5 x 1000 al WWF, vi prego di  segnare nell�apposita casella della denuncia dei redditi il codice fiscale 80078430585</p>
<p>Grazie!</p>
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