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	<title>Fulco Pratesi &#187; Senza categoria</title>
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	<description>il blog di Fulco Pratesi</description>
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		<title>Lettera aperta al Cardinale Bagnasco</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 12:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sembra esagerata la recente preoccupazione del Cardinale Bagnasco sul
lento suicidio demografico dell&#8217;Italia. Secondo le  statistiche ufficiali
infatti, dopo il ventennio 1981-2001 in cui la densità di popolazione restò
più o meno invariata sui 190 abitanti al chilometro quadrato, ora essa ha
ripreso a salire, superando, quest’anno, i 200 ab/kmq, la quarta densità in
Europa, però in un territorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra esagerata la recente preoccupazione del Cardinale Bagnasco sul<br />
lento suicidio demografico dell&#8217;Italia. Secondo le  statistiche ufficiali<br />
infatti, dopo il ventennio 1981-2001 in cui la densità di popolazione restò<br />
più o meno invariata sui 190 abitanti al chilometro quadrato, ora essa ha<br />
ripreso a salire, superando, quest’anno, i 200 ab/kmq, la quarta densità in<br />
Europa, però in un territorio in gran parte  montuoso in cui la popolazione<br />
si addensa, con numeri altissimi, nelle rare pianure e sulle coste, con<br />
disagi che tutti conosciamo.<span id="more-133"></span>Forse l&#8217;aumento non riguarda neonati italiani purosangue, ma credo che ogni<br />
bambino, di qualsiasi colore, religione o costume, sia da accogliere per<br />
allontanare il temuto suicidio demografico, soprattutto in un pianeta che<br />
cresce al ritmo di 80 milioni di persone l’anno, gran parte delle quali già<br />
alla nascita condannata alla morte per fame.</p>
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		<title>Fango</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:01:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia.
Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri confronti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia.<br />
Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri confronti. <span id="more-131"></span>Non per nulla, Dio creò (stando al secondo capitolo della Genesi) l’uomo plasmandolo a sua immagine e somiglianza proprio col fango formato con la polvere della terra. E non solo l’uomo, ma anche “tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo” furono prodotti con lo stesso economico e pratico sistema.<br />
Se vogliamo restare in ambito biblico, perché non pensare alla vicenda narrata da Giovanni (9,6) in cui Gesù, per guarire un uomo cieco dalla nascita,“sputò  in terra, fece del fango con la saliva, ne spalmò gli occhi” guarendolo?<br />
Ancor oggi i bagni, le maschere e gli impacchi di fango rappresentano delle terapie usate nei  trattamenti estetici e per molte malattie curate negli impianti termali, pur senza poter contare sulle proprietà taumaturgiche manifestate da Gesù  presso la vasca di Siloe.<br />
Ma non solo per legami diretti con il nostro corpo l’uomo è debitore della scura primordiale poltiglia.<br />
Pensiamo ad esempio alle costruzioni.<br />
In molte parti del mondo si possono vedere abitazioni realizzate non con i soliti mattoni di terracotta ma proprio con fango secco.<br />
Già antichissime strutture come gli ziggurat e le mura di molte città mesopotamiche erano elevate con mattoni e blocchi di fango seccati al sole. E innumerevoli sono ancor oggi gli esempi di architetture spontanee che lo impiegano come materiale costitutivo. Moltissimi centri storici in aree desertiche dallo Yemen al Marocco, dal Mali al Niger, presentano infatti stupefacenti architetture modellate nel fango secco.<br />
Anche costruzioni minori approfittano della disponibilità di questa materia prima e del suo basso costo. Si va dalle case in adobe, un impasto di fango e paglia, comunissime nelle regioni più aride del Nord America, alle capanne delle popolazioni Masai del Kenya e della Tanzania rivestite con fango, sterco bovino e paglia, e a case, sia pure in pietra, legate però da una malta in cui il fango è la componente principale.<br />
 Addirittura anche da noi in Italia sussistono testimonianze splendide di questo tipo di elemento costruttivo.<br />
Le famose “case di terra” che ancora si elevano nei versanti abruzzesi che guardano verso la costa Adriatica, soprattutto nella Val Vibrata, ne costituiscono esempi importanti anche se poco noti e valorizzati.<br />
Oggi il fango, la melma, il limo, la fanghiglia sono nei nostri climi apprezzati solo dai cultori del fuoristrada. Basta vedere le maschere di mota di cui si pavoneggiano i motociclisti e i ciclisti impegnati in queste fangose gare, oppure l’orgoglio con cui i proprietari di orrendi SUV espongono gli schizzi di fango che imbrattano le loro carrozzerie, nel tentativo di farsi assolvere dalla generale nomea che li vede utilizzare i loro elefantiaci mezzi solo per portare i figli a scuola.<br />
E, per evitare un contatto diretto con l’odiata/amata belletta, alcuni di essi addirittura acquistano speciali bombolette spruzza-fango con cui (come i cretini che comprano i blue jeans già stinti e logorati dalla fabbrica per testimoniare avventure improbabili) inzaccherare sportelli e parafanghi.<br />
Molte creature non umane apprezzano il limo. Come i maiali e i cinghiali, simpatici sozzoni cui piace rivoltolarsi nel brago per eliminare gli insetti che li tormentano, strofinando poi contro le cortecce degli alberi la crosta rinsecchita che rinserra zecche, acari e pulci.<br />
Per restare ad animali di casa nostra, rondini e balestrucci (e anche merli) considerano il fango delle pozzanghere un elemento insostituibile nella costruzione dei loro commoventi nidi. E, sempre nel mondo degli uccelli, ve ne sono molti, definiti appunto “limicoli” che nei lisci “smaltoni” di limo palustre trovano il cibo con i loro lunghi becchi.<br />
Vi sono anche insetti, come alcune vespe solitarie o Eumenini , i quali costruiscono dei veri e propri piccoli “orci” di fango secco in cui allevano le loro larve. Nulla in confronto della perizia delle tèrmiti tropicali che innalzano veri e propri “grattacieli” di fango secco, dotati di magazzini, impianti di condizionamento, nursery e ricoveri antiaerei in cui sottrarsi agli assalti di tanti mammiferi e uccelli insettivori.<br />
Insomma: come si è quasi riusciti ad eliminare le definizioni dispregiative al mondo della palude, oggi rivalutato per le sue benemerenze ecologiche e produttive, credo sia giunta l’ora di riabilitare anche l’arcaico miscuglio di acqua e terra dal quale siamo stati, secondo la Bibbia, originati.</p>
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		<title>Il mio ricordo di Susanna Agnelli</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 17:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aerei canadesi]]></category>
		<category><![CDATA[baia delle Cannelle]]></category>
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		<category><![CDATA[Susanna Agnelli]]></category>

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		<description><![CDATA[La proposta di intitolare il lungomare di Porto Santo Stefano o di creare un parco urbano alla memoria di Susanna Agnelli che per per dieci anni (dal 1974 al 1984) fu sindaco di Monte Argentario, mi ha riportato alla memoria le tante battaglie di stampo ambientalista che l’intrepida signora (presidente del WWF dal 1978 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta di intitolare il lungomare di Porto Santo Stefano o di creare un parco urbano alla memoria di Susanna Agnelli che per per dieci anni (dal 1974 al 1984) fu sindaco di Monte Argentario, mi ha riportato alla memoria le tante battaglie di stampo ambientalista che l’intrepida signora (presidente del WWF dal 1978 al 1979) condusse in quegli anni.<br />
Ricordo ad esempio la sua inesausta presenza nei momenti in cui, complice la calura e il maestrale, gli incendi  (favoriti da ignoti piromani) devastavano il promontorio. E il suo impegno per ottenere aerei canadesi antincendio in prestito dalla Francia e, in seguito, le visite che facemmo assieme, con scarsi risultati, ai vari ministri per far sì che anche l’Italia si dotasse di quei mezzi risolutivi.<span id="more-100"></span>Ma il suo amore per l’Argentario, un luogo che frequento dal 1963, non si esplicava solo nel dotare i paesi di strutture indispensabili come la biblioteca, il mercato del pesce, l’ambulatorio. Ma anche &#8211; con uno sforzo improbo e che le costò il dover rinunciare alla carica &#8211; nel cercare di porre un freno all’abusivismo edilizio che allora come oggi (a giudicare dalle recenti iniziative della magistratura) infuriava in quei luoghi.<br />
Il ricordo più vivo è legato a un episodio particolarmente significativo.<br />
Una sera Suni mi chiamò al telefono dicendomi che la mattina dopo avremmo dovuto trovarci su un’altura che dominava la Baia delle Cannelle, dove le era stata denunciata l’edificazione di una villa abusiva.<br />
All’alba eravamo sul posto. Dal basso, nella nebbia che copriva la zona, spuntò sferragliando una ruspa condotta da un volontario del WWF  (sul luogo nessuna impresa aveva voluto partecipare alla demolizione) . Così, la signora Agnelli ed io, muniti di grandi mazze, lavorammo, assieme al bulldozer, alla demolizione del manufatto.<br />
Ricordo ancora le proteste della proprietaria che si lamentava che solo il trave di colmo del tetto (uno stupendo tronco di castagno) gli era costato ben dieci milioni.<br />
La demolizione fu rapidamente portata a termine, con l’accordo tra noi che questa sarebbe stata la prima di una serie molto vasta di altri interventi, cosa che però non avvenne.<br />
E, negli anni successivi, ricordando assieme la vicenda, mi diceva sorridendo del timore che aveva di reincontrare la signora vittima del nostro intervento, un intervento che restò poi l’unico per anni.</p>
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