La notizia che l’Italia sia ancora scesa nella lista di Transparency International delle Nazioni più corrotte del mondo dopo il Ruanda, mi induce ad alcune considerazioni.
Già al 33° posto nel 1995, al tempo di Tangentopoli, la caduta del nostro Paese nel baratro della corruzione è stato continuo e inarrestabile, facendoci occupare oggi il 69° posto, con gravissime conseguenze non solo nel prestigio internazionale ma anche nel settore delle nostre produzioni ed esportazioni. Basti pensare ad esempio al crollo continuo della nostra industria automobilistica, crollo peraltro aggravato negli ultimi anni in cui tutti i nostri telegiornali si esibivano in pubblicità gratuite alle case automobilistiche straniere, vedi quelle tedesche, i cui marchi comparivano continuamente sulle vetture presidenziali e ministeriali di un governo cui poco o nulla importava la salute delle nostre aziende.







