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	<title>Fulco Pratesi &#187; Ecomportamento</title>
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	<description>il blog di Fulco Pratesi</description>
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		<title>Meduse e indifferenza</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 11:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i tanti recenti fastidi estivi che assillano i bagnanti (oltre  alle orrende moto d’acqua, le pallonate in faccia, le zanzare e le radioline) non si può trascurare quello costituito dalle  meduse. Un tempo, l’arrivo di uno di questi animali in prossimità della battigia era l’occasione per un eccitante diversivo alla noia che imperava sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Tra i tanti recenti fastidi estivi che assillano i bagnanti (oltre  alle orrende moto d’acqua, le pallonate in faccia, le zanzare e le radioline) non si può trascurare quello costituito dalle  meduse.</p>
<p style="text-align: left;">Un tempo, l’arrivo di uno di questi animali in prossimità della battigia era l’occasione per un eccitante diversivo alla noia che imperava sotto l’ombrellone. E si organizzavano feroci pogrom a colpi di remo o di paletta contro l’innocua cupola gelatinosa orlata di violetto per esorcizzare le improbabili punture causate dai suoi tentacoli.<span id="more-208"></span></p>
<p style="text-align: left;">Oggi le meduse sono molto aumentate. Alle nostrane, di cui solo una, la rosea Pelagia noctiluca, (ggi in preoccupante aumento) è effettivamente urticante, se ne stanno aggiungendo altre, come la Caravella portoghese,sempre più diffusa nei nostri mari, i cui lunghi filamenti possono causare seri problemi.</p>
<p style="text-align: left;">Quali le ragioni del proliferare di questi celenterati, capaci di creare notevoli fastidi al turismo balneare?</p>
<p style="text-align: left;">In primo luogo il riscaldamento globale, dovuto all’Effetto Serra, che favorisce il pullulare delle meduse nostrane e apre la strada a specie provenienti da altri climi e da altri mari.</p>
<p style="text-align: left;">C’è poi la pesca che elimina le specie tradizionalmente nemiche delle meduse come soprattutto le tartarughe marine e i pesci luna che, vivendo a fior d’acqua, si nutrono in modo massiccio di queste gelatinose creature.</p>
<p style="text-align: left;">Ma la causa principale del loro pullulare va ricercata nella sovrappesca, peggiorata dalla pratica del bycatch la quale, rivolta al prelievo delle specie più commerciali e allo scarico in mare, morte, di tutte le altre forme di vita rimaste nella rete a strascico, depaupera pesantemente le classi giovanili di pesci che si nutrono delle meduse neonate che popolano il plancton, favorendo così il loro sviluppo e la loro, prima sconosciuta, moltiplicazione.</p>
<p style="text-align: left;">Dato che siamo in argomento balneare, vorrei esporre ai miei lettori un dubbio che mi assilla da anni e sul quale vorrei sentire il loro parere.</p>
<p style="text-align: left;">Succede spesso, nelle ultime estati, che qualche bagnante si senta male, sia travolto dalle onde o sia colpito da un improvviso malore e, nonostante gli sforzi dei soccorritori, perda la vita. Il corpo, così, resta pietosamente coperto da un telo, sulla spiaggia affollata dai bagnanti, in attesa che le autorità sopravvengano e svolgano le pietose operazioni del caso.</p>
<p style="text-align: left;">La gente, dopo un primo moto d’impressione e di dolore, torna alla proprie occupazioni. E un giornalista, riferendo della recente morte di uno sfortunato bagnante sulla spiaggia di Ostia, si indigna (come quasi sempre succede in casi analoghi sia sulla stampa sia in televisione) perché “tutt’attorno, la gente non si è mossa dai lettini, ha continuato a prendere il sole, a chiacchierare, a commentare quello che era successo. In molti hanno perfino fatto il bagno a pochi metri da quel lenzuolo che proteggeva dagli sguardi il corpo senza vita”.</p>
<p style="text-align: left;">Siccome questi episodi si ripetono tristemente tutte le estati (sono 15 le persone annegate dall’inizio di luglio tra Civitavecchia e Anzio e nei laghi vicino a Roma), mi domando cosa  un casuale testimone della disgrazia, dovrebbe fare in attesa della rimozione del cadavere, per evitare critiche e reprimende dei mass media.</p>
<p style="text-align: left;">Sostare in mesto e compunto atteggiamento in piedi attorno al corpo recitando preghiere per i defunti? Creare un silenzioso cordone sanitario per impedire che nelle vicinanze riprendano le attività non consone alla dignità della morte?  Procurare mazzi di fiori con cui coprire la salma? Cercare un sacerdote che impartisca le esequie e benedica il cadavere?</p>
<p style="text-align: left;">Sarebbe bene saperlo per sfuggire ai giudizi severi di chi vorrebbe comportamenti diversi da quelli disdicevoli per la loro indifferenza che il giornalista del Corriere della Sera ha stigmatizzato nel suo articolo di  oggi 22 agosto 2011.</p>
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		<title>I 100 husky di Vancouver (ma non solo)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 11:19:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>

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		<description><![CDATA[La vergognosa strage degli husky in Canada ha nuovamente suscitato l’indignazione di tutto il mondo. Oramai, grazie al web, le più tragiche notizie fanno presto a diffondersi. Ricordiamo i massacri delle piccole foche canadesi e dei globicefali alle isole Faroer, le immonde torture inflitte agli orsi cinesi per privarli della bile, le uccisioni inarrestabili di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vergognosa strage degli husky in Canada ha nuovamente suscitato l’indignazione di tutto il mondo. Oramai, grazie al web, le più tragiche notizie fanno presto a diffondersi. Ricordiamo i massacri delle piccole foche canadesi e dei globicefali alle isole Faroer, le immonde torture inflitte agli orsi cinesi per privarli della bile, le uccisioni inarrestabili di tigri, elefanti, rinoceronti, balene che ne minacciano la sopravvivenza.<br />
Ma stavolta la rabbia è collegata al tipo di vittime.<span id="more-177"></span>I magnifici cani da slitta, reclutati per insulse corse sulla neve in occasione delle ultime Olimpiadi invernali, abbattuti a mazzate perché oramai da rottamare, ci fanno pensare ad altre orrende pratiche che coinvolgono gli animali più vicini a noi, pratiche purtroppo ancora comuni nel nostro Paese.<br />
Come quello che accade ai cani acquistati da cuccioli e che, una volta divenuti adulti e ingombranti, sono scaraventati lungo le strade e muoiono o vanno a ingrossare le schiere di trovatelli e randagi che vagano per i campi. O i cani da caccia o da tartufo che, se non funzionano, vengono soppressi dai loro proprietari. O i cavalli da competizione, abbattuti senza pietà quando una semplice frattura li rende inabili alle corse.<br />
 Il tutto (come nell’episodio di Vancouver) legato solo a quei criteri economici che fanno considerare gli animali domestici come semplici oggetti da eliminare quando la loro utilità o convenienza vengono a cessare.<br />
Senza parlare, per non ampliare a dismisura il triste discorso, degli animali nei circhi sottoposti a comportamenti innaturali e umilianti oltre che dolorosi, del trasporto orrendo del bestiame da macello, del traffico di cani per la vivisezione o del loro contrabbando come animali da compagnia, tutte azioni  che da sempre esasperano chi ama gli animali ma che  purtroppo, nonostante le denunce, non accennano a calare.<br />
Anche perché, una volta finite e manifestazioni di sdegno, le cose restano le stesse e  lo stuolo di chi ama gli animali non si ingrandisce con sempre maggiori adesioni e contribuzioni.<br />
E la gente pensa ad altro.</p>
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		<title>Rumori odiosi</title>
		<link>http://www.fulcopratesi.it/2011/01/21/rumori-odiosi/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 14:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra società è sempre più assillata da rumori, quasi sempre odiosi. Tra i tanti, potrei citare l�orrido ululato delle moto notturne, il rimbombo di tamburi  della musica techno che esce dai finestrini delle automobili, l�innalzamento dei volumi televisivi quando si trasmettono annunci pubblicitari, lo spetazzare di minicar, motoslitte e moto d�acqua e molti altri.Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra società è sempre più assillata da rumori, quasi sempre odiosi.</p>
<p>Tra i tanti, potrei citare l�orrido ululato delle moto notturne, il rimbombo<br />
di tamburi  della musica techno che esce dai finestrini delle automobili,<br />
l�innalzamento dei volumi televisivi quando si trasmettono annunci<br />
pubblicitari, lo spetazzare di minicar, motoslitte e moto d�acqua e molti<br />
altri.<span id="more-174"></span>Ma per me i più insopportabili (anche per le conseguenze che a essi<br />
producono) sono tre.</p>
<p>Il primo è l’abominevole e aggressivo miagolio delle motoseghe.</p>
<p>Sostituendo il più accettabile e ritmato suono di accette o seghe a mano di<br />
un tempo, esso ci parla di alberi mutilati o, peggio, uccisi, come sta<br />
avvenendo nelle città per la creazione di santuari ipogei ove ricoverare e<br />
adorare il dio automobile. </p>
<p>O, ancor peggio, nelle foreste tropicali ove patriarchi secolari cadono al<br />
suolo tra nuvole di segatura, azzannati dalle motoseghe manovrate da<br />
diboscatori frenetici e inarrestabili.</p>
<p>Il secondo rumore è quello prodotto dalle ruspe.</p>
<p>Caterpillar, pacchere, pale meccaniche, escavatori, comunque le vogliate<br />
chiamare, questi bisonti a testa calda operano divorando boschi e pendici,<br />
devastando prati e promontori, campi coltivati e pascoli per consentire<br />
l�arrivo del cemento e dell�asfalto seppellitore. Ricordo quando, ai tempi<br />
delle aggressioni al parco nazionale d�Abruzzo o alle coste della Sardegna,<br />
il fragore delle ruspe risuonava per valli e colline, promontori e spiagge,<br />
preludio a residences e villette, condomini e multiproprietà, oltraggio<br />
irrimediabile a luoghi un tempo incantati.</p>
<p>Infine, le schioppettate.</p>
<p>Ancor oggi, pur se ridotte nel numero e nei periodi, le schioppettate<br />
annunciano la morte violenta di tante creature.</p>
<p>Soprattutto nei giorni di apertura della caccia, lo stolido e spaventoso<br />
tambureggiare dei colpi di fucile (molti dei quali, c’è da giurarci, rivolti<br />
a uccellini spesso anche appartenenti a specie protette) rende intollerabile<br />
lo stare in campagna e impossibile il birdwatching. Stormi di sopravvissuti<br />
si accalcano nelle aree protette mentre tutt�attorno infuria la fucileria di<br />
centinaia di migliaia di assatanati e repressi  tartarini contro innocenti e<br />
inconsapevoli  prede.</p>
<p>Queste le mie acustiche idiosincrasie. Ma sicuramente chi segue queste<br />
esternazioni saprà segnalarmene altre non meno odiose e dannose.</p>
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		<title>Il natale degli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 11:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è tutta una categoria di esseri viventi che, a differenza di noi, non accoglie le feste di Natale e Capodanno con gioia e serenità. Mi riferisco a tutte le infinite specie animali e vegetali per i quali la nascita di un Bambino ebreo figlio di un carpentiere e di una casalinga, &#8211; che per noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è tutta una categoria di esseri viventi che, a differenza di noi, non accoglie le feste di Natale e Capodanno con gioia e serenità.<br />
Mi riferisco a tutte le infinite specie animali e vegetali per i quali la nascita di un Bambino ebreo figlio di un carpentiere e di una casalinga, &#8211; che per noi Cristiani è la massima e lieta ricorrenza e occasione di consumismo e sperperi &#8211; rappresenta un periodo di terrore, sofferenza e morte.<br />
A iniziare dagli animali. Pensate con quale angoscia tacchini e agnelli, capponi e vitelli attendono, nelle loro “celle della morte”, la fine cruenta. Oppure immaginate la disperazione delle anguille e dei capitoni che saranno  scuoiati vivi per i cenoni di Natale e di Capodanno. O le aragoste e gli astici che già prevedono, dalle vasche torbide dei ristoranti, il tuffo atroce nell’acqua bollente.<span id="more-162"></span>O i cuccioli, che improvvidi e stolti genitori regalano ai figli, pur sapendo che, una volta cresciuti e divenuti ingombranti, saranno in gran parte destinati a essere abbandonati in autostrada.<br />
E immaginate infine la paura e il malessere dei nostri animali domestici, improvvisamente colpiti dalla furia incivile e belluina dei “botti” di Capodanno.<br />
Ma non solo gli animali soffrono in questo periodo.<br />
Anche i vegetali sono vittime delle nostre festività di fine anno.<br />
Io penso con tristezza ai poveri abeti che agonizzano bardati a festa con luminarie e ornamenti nei nostri surriscaldati salotti. O alle piante di vischio, pungitopo, agrifoglio, mutilate per adornare le case; e anche al muschio estirpato nei boschi per fare da sfondo ai tristi presepi non amati da Tommasino della commedia “Natale a Casa Cupiello” di Eduardo De Filippo.<br />
Naturalmente, questa mia ansiogena descrizione non vuol essere un invito all’ascetismo e al vegetarianesimo. Però solo un piccolo, piccolissimo. incentivo a meditare, negli ultimi giorni dell’anno dedicato dall’Onu alla Biodiversità, sulle sorti dei milioni di specie diverse condannate, senza colpa, a dividere con l’aggressiva e avida specie Homo sapiens il sempre più angusto e ristretto spazio nel terzo Pianeta del Sistema solare, l’unico, a quanto se ne sa, in cui esista il miracolo della Vita.</p>
<p>Per placare il vostro complesso di colpa dopo questo malinconico testo, potrete dare una mano, almeno agli animali selvatici più rari, come tigri, oranghi, orsi polari, panda e altri, aderendo alla campagna di adozioni del WWF. Con la spesa di soli 30 euro potrete adottare una delle 3200 ultime tigri reali, uno dei 1700 panda ancora presenti in natura, uno dei 10.000 oranghi di Sumatra…<br />
E se contribuirete con 50 euro, oltre a tutti gli altri vantaggi, riceverete uno splendido peluche raffigurante l’animale adottato.<br />
Per informazioni: <a href="http://www.wwf/adozioni.it">www.wwf/adozioni.it</a>.</p>
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		<title>Mozart fa bene non solo alle mucche</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 13:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>
		<category><![CDATA[Christchurch]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[genio di Salisburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Popper]]></category>
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		<description><![CDATA[Da anni, dopo essermi documentato su pubblicazioni scientifiche di ogni tipo, vado illustrando l’enorme importanza della musica classica nei confronti del benessere, non solo umano. E’ ormai scientificamente accertato che, ascoltando la serena e sublime musica di Mozart (ma suppongo anche di Haydn, Telemann, Bach, e altri giganti del Barocco) le mucche producano più latte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni, dopo essermi documentato su pubblicazioni scientifiche di ogni tipo, vado illustrando l’enorme importanza della musica classica nei confronti del benessere, non solo umano.<br />
E’ ormai scientificamente accertato che, ascoltando la serena e sublime musica di Mozart (ma suppongo anche di Haydn, Telemann, Bach, e altri giganti del Barocco) le mucche producano più latte, le galline più uova, la vigna dia una maggior produzione, i neonati crescano meglio e così via. <span id="more-151"></span>Ma adesso tali convinzioni si sono rafforzate leggendo che nella città di Christchurch, in Nuova Zelanda, trasmettendo la musica del genio di Salisburgo, i crimini, soprattutto quelli di strada (risse, rapine, taccheggi e vandalismi) siano drasticamente diminuiti, come attestano le forze di polizia della terza città di quel Paese..<br />
Anni fa, assieme alla giornalista Maria Latella che conduceva una rubrica di lettere sul Corriere della Sera di Roma, avviammo una campagna per cercare di far trasmettere, nei vagoni della metropolitana cittadina, musica classica (soprattutto Mozart) al posto della solita, invadente, stressante e aggressiva musica rock, metal e simili.<br />
Naturalmente, dato che gli interessi economici spingono alla vendita e all’ascolto di musiche moderne, onnipresenti anche nei supermercati e altri esercizi commerciali, non se n’è fatto niente.<br />
E nessuno mi toglie dalla testa che è proprio l’assillante bombardamento musicale, accettato e amato soprattutto dai giovani, a produrre quelle situazioni di degrado, di malessere e di aggressività, che il filosofo Karl Popper attribuiva agli spettacoli violenti che la televisione introduce nelle nostre case.<br />
Forse una rivoluzione culturale che ponga le basi (anche se commercialmente meno redditizie) per una diffusione, ovunque possibile, della musica classica farebbe del bene a questa società sempre più depressa, stressata, aggressiva ed egoista.</p>
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		<title>Guerra agli sprechi!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 09:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A noi bambini era assolutamente vietato lasciare qualcosa nel piatto. E sì che allora, tempo di guerra, i cibi non erano della qualità di cui oggi noi godiamo e una certa resistenza sarebbe stata ammissibile. Ricordo punizioni severe, piatti di carote o spinaci riproposti per giorni ai pargoli recalcitranti, feroci reprimende e riferimenti ai bambini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A noi bambini era assolutamente vietato lasciare qualcosa nel piatto. E sì che allora, tempo di guerra, i cibi non erano della qualità di cui oggi noi godiamo e una certa resistenza sarebbe stata ammissibile.<br />
Ricordo punizioni severe, piatti di carote o spinaci riproposti per giorni ai pargoli recalcitranti, feroci reprimende e riferimenti ai bambini africani che, allora come oggi, “morivano di fame”.<span id="more-146"></span>Bene: lo spettacolo al quale chiunque può assistere nelle case e soprattutto nei ristoranti, osterie, alberghi, è quello d’intere porzioni di cibo abbandonate nei piatti e destinate al secchio delle immondezze.<br />
Bellissime bistecche, fette di torta, lasagne e risotti, una volta spilluzzicati, vengono abbandonati al loro destino, che è immancabilmente, quello della pattumiera.<br />
Questo si rileva non solo nei locali più eleganti e sofisticati ma anche in luoghi ove la clientela dovrebbe essere più sensibile e attenta ai dettami dell’ecologia.<br />
.Per me e per mia moglie (reduce dalle tremende privazioni dell’assedio di Budapest nel 1944) non esiste la possibilità lasciare qualcosa nel piatto; e anche la poco elegante tecnica della “scarpetta” e praticata con maniacale perizia. E la norma di rimettere a tavola la sera le pietanze avanzate a pranzo è assolutamente rispettata, anche se, rivedendo per la terza volta i resti di una cena estratti dal congelatore, li definisco “il cibo del Capitano Scott” con riferimento ai viveri trovati dopo anni nella capanna dello sventurato esploratore Robert Falcon Scott, morto congelato vicino al Polo Sud.<br />
Questo, naturalmente, riguarda gli sprechi domestici non considerando il campo degli sprechi alimentari degli esercizi commerciali come mercati, supermercati, rivendite e altri ove questa è la tragica norma.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le scarpe rotte di Elisabetta II</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adlai Stevenson]]></category>
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		<category><![CDATA[Frank Sinatra]]></category>
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		<description><![CDATA[Ha molto meravigliato e stupito, soprattutto la nostra provinciale opinione pubblica, il fatto che un fotografo indiscreto abbia fotografato la regina Elisabetta con un buco nella regale scarpina. In un Paese come il nostro &#8211; dominato dal virus “modaiolo” e dal successo incontrastato dei cenci firmati dai maggiori e costosissimi stilisti &#8211; la cosa ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha molto meravigliato e stupito, soprattutto la nostra provinciale opinione pubblica, il fatto che un fotografo indiscreto abbia fotografato la regina Elisabetta con un buco nella regale scarpina. In un Paese come il nostro &#8211; dominato dal virus “modaiolo” e dal successo incontrastato dei cenci firmati dai maggiori e costosissimi stilisti &#8211; la cosa ha fatto colpo.<span id="more-144"></span>Eppure, molti anni fa, la foto del candidato democratico Adlai Stevenson alla Presidenza degli USA, ripreso con una scarpa bucata, gli accreditò un’immagine di persona frugale e attenta alle spese inutili (anche se non gli servì a farlo eleggere).<br />
Io stesso, che incontravo spesso, come presidente del WWF Italia, Filippo d’Edimburgo, presidente internazionale dell’Associazione, ho notato frequentemente lo stato piuttosto “vissuto” delle sue calzature; mentre mia moglie, attenta osservatrice, mi riferiva che i colletti delle sue camicie apparivano spesso lise (un po’ come le mie).<br />
Il fatto è che, a differenza di quello che molti pensano, quando una persona è sicura di sé, o si considera tale, non affida la propria autorevolezza a vestiti e scarpe di gran prezzo ma ha cura degli indumenti che ha.<br />
Personalmente, ho indossato per anni i vestiti smessi di mio nonno, mio padre, mio fratello maggiore (eravamo in sette e il riciclaggio degli abiti, anche “rivoltati”, era la norma) e oggi quelli di mio genero, mentre mi faccio durare le scarpe per anni (ne ho un paio che risalgono all’ultimo concerto di Frank Sinatra al Palatrussardi di Milano, il 28 settembre 1986) e le giacche altrettanto. Per i pantaloni, l’usura dei sellini di bicicletta e motorino ne riduce di molto la vita lavorativa.<br />
Infine, rifuggendo dai negozi e dai laboratori di sartoria e camiceria, il luogo deputato dei miei acquisti sono in genere i negozi della catena di abbigliamento UPIM ove si trovano abiti a ottimo prezzo, o la METRO, catena di supermercati nel quale ho acquistato anni fa addirittura  un ottimo smoking, dato che il mio, storico, era stato incamerato dai figli.</p>
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		<title>Dove vai in vacanza?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 12:29:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Queste che ancor ne avanzano Ore fugaci e meste Belle ne renda e amabili la libertade agreste. Qui Cerere ne manda  le biade e Bacco il vin Qui di fior s’inghirlanda bella innocenza il crin” Questi versi di Giuseppe Parini tratti da  “La vita rustica”, sembrano indicati per descrivere quale sarà la mia risposta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Queste che ancor ne avanzano<br />
Ore fugaci e meste<br />
Belle ne renda e amabili<br />
la libertade agreste.<br />
Qui Cerere ne manda<br />
 le biade e Bacco il vin<br />
Qui di fior s’inghirlanda<br />
bella innocenza il crin”</p>
<p>Questi versi di Giuseppe Parini tratti da  “La vita rustica”, sembrano indicati per descrivere quale sarà la mia risposta a coloro che, ossessionati dal mito del “uicchend” e dalla tintarella a ogni costo, mi chiedono dove passerò le ferie. <span id="more-138"></span>Cercherò di rispondere.<br />
Fortunatamente la mia età e gli acciacchi procuratimi da una vita un po’ esagerata mi vietano le due mete preferite dagli italiani in vacanza.<br />
La montagna perché, dopo un edema polmonare buscatomi a 4000 metri sulle Ande oramai salire a più di 800/1000 metri mi causa problemi.<br />
Il mare perché, dopo anni e anni d’immersioni subacquee e di abbronzature coatte in barche a vela, non mi attira più. Per non parlare delle rabbie continue alle quali sono esposto al vedere subacquei infilzare pesciolini vicino alle spiagge, orrende moto d’acqua impestare i lidi, e il massacro delle meduse e di altre creature marine.<br />
Così, per sfuggire alla canicola e star tranquillo passo qualche settimana d’estate con mia moglie in un vecchio casale di tufo nel Viterbese, situato al centro di un’Oasi del WWF &#8211; Monumento Naturale della Regione Lazio.<br />
Mentre figli e nipoti miei impazzano al mare, in montagna e in viaggi all’estero, la nostra compagnia è costituita dalla gatta Katiuscia e da tutti gli animali da cortile che vivono nella fattoria.<br />
E sono oche e galline, conigli e maiali, piccioni e anatre, tutta una corte di bestiame minore che affascina i bambini  che ci vengono a fare visita.<br />
L’orto, tutto biologico, è a 50 metri di distanza, l’acqua del rubinetto viene da un nostro pozzo, e l’altitudine di 200 metri ci garantisce fresche nottate, disturbate solo dal chicchirichì dei galli e dall’abbaio dei tanti cani.<br />
Dalle 7 alle 9 di mattina, poi, mi siedo sotto una quercia davanti a una stretta fascia di bosco e mi beo, da vecchio birdwatcher, della vista di tantissimi uccelli che si posano su un vecchio pioppo. E in quelle due ore, credetemi, vedo di tutto: rigogoli giallo oro, picchi verdi, picchi rossi maggiori e  minori, multicolori gruccioni, storni, pigliamosche, gheppi e averle. Li osservo col binocolo e li disegno con matita e acquerello. Sotto il portico le rondini sono già alla seconda nidiata e cinque  pipistrelli pendono, a testa in giù, nel ripostiglio della legna.<br />
Di giorno il coro deciso delle cicale, di notte quello dei grilli e degli assioli.   </p>
<p>Buone vacanze!</p>
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		<title>Elogio della tirchieria</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 19:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>
		<category><![CDATA[frugalità]]></category>
		<category><![CDATA[happy hour]]></category>
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		<category><![CDATA[nobili cause]]></category>
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		<description><![CDATA[Mio nonno, per risparmiare pochi centesimi, prendeva il tram a una fermata più distante da casa sua, dove scattava una tariffa ridotta. E aveva piccole tirchierie come quella di rivoltare le buste per poterle riadoperare o conservare i pennini usati. Era ligure (di Sarzana) e una certa taccagneria era giustificata. Eppure era un generoso sostenitore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mio nonno, per risparmiare pochi centesimi, prendeva il tram a una fermata<br />
più distante da casa sua, dove scattava una tariffa ridotta. E aveva piccole<br />
tirchierie come quella di rivoltare le buste per poterle riadoperare o<br />
conservare i pennini usati. Era ligure (di Sarzana) e una certa taccagneria<br />
era giustificata. Eppure era un generoso sostenitore di nobili cause:<span id="more-127"></span><br />
elargiva forti somme a organizzazioni benefiche (fu tra i primi sostenitori<br />
del Touring Club e della Dante Alighieri) e, in occasione di terribili<br />
disastri come il terremoto di Avezzano del 1915, non perdeva un istante per<br />
correre in aiuto alle popolazioni disastrate.</p>
<p>Io penso che oggi, uscendo da un&#8217;epoca stravolta dallo stupido consumismo e<br />
dai danni che esso provoca, la taccagneria (che però non sia a danno di<br />
altri e non nasconda un avido attaccamento al denaro) debba essere<br />
riabilitata.</p>
<p>Qualcosa della mia ascendenza ligure è rimasta. Nel senso che odio le spese<br />
inutili. Non vado quasi mai al bar, mi faccio durare anni scarpe e indumenti<br />
(che acquisto solo ai Grandi Magazzini), odio i giochi d&#8217;azzardo e le<br />
lotterie, detesto le parole shopping, happy hour.  L&#8217;automobile mi dura (la<br />
uso poco) per più di 12 anni, in città mi muovo a piedi oppure in bici, in<br />
motorino o sui mezzi. Viaggi, anche lunghi, preferisco farli in treno o in<br />
nave. A casa mia, tra me e mia moglie, lei vegetariana in servizio<br />
permanente effettivo e io convinto ma poco praticante, non si butta via<br />
niente dalla cucina e per giorni si mangiano i resti avanzati.</p>
<p>Questo, comportamento da spilorcio fa bene però sia alla salute, sia<br />
all&#8217;ambiente. E consiglio a tutti di seguire il mio esempio: essere generosi<br />
con i meno fortunati (facendo volontariato nelle associazioni) e, per sé<br />
stessi, considerare che spesso la taccagneria si può anche chiamare<br />
parsimonia, frugalità o temperanza.</p>
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		<title>L&#8217;inferno dei telecomandi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:26:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ecomportamento]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Cederna]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
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		<description><![CDATA[“La televisione produce violenza e la porta in casa dove altrimenti violenza non ci sarebbe” .  (Karl Popper) Oramai la mafia (camorra? n’drangheta? Sacra corona unita?) delle televisioni sta prendendo, come le altre consorelle (rifiuti, sanità, politica) il sopravvento. E, con essa, un viluppo schifoso e inestricabile di fili elettrici e di telecomandi. Scherzi a parte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La televisione produce violenza e la porta in casa dove altrimenti violenza non ci sarebbe” .  (Karl Popper)</p>
<p>Oramai la mafia (camorra? n’drangheta? Sacra corona unita?) delle televisioni sta prendendo, come le altre consorelle (rifiuti, sanità, politica) il sopravvento. E, con essa, un viluppo schifoso e inestricabile di fili elettrici e di telecomandi.<br />
Scherzi a parte, a mia moglie e a me la televisione andava benissimo così come la conoscemmo ai nostri verdi anni: 21 pollici, bianco e nero, solo canali RAI. Non ci serviva altro e passavamo serate bellissime col Musichiere e Lascia e Raddoppia, TV7 e i primi programmi “ecologici”.<br />
Poi venne la fregola del televisore a colori.<span id="more-121"></span>Resistemmo, un po’ al seguito di chi considerava la TV a colori un inutile spreco anche  quando già in tutta Europa il video a colori imperversava.<br />
Potemmo resistere un po’. Ma i figli s’imposero e il televisore a colori s’ introdusse nel nostro salotto. Grande, ingombrante, simpatico.<br />
Per anni e anni, perdonandogli qualche defaillance (peso e invadenza in un soggiorno piuttosto esiguo, strani segni bianchi sul video, numeretti verdi che apparivano e scomparivano eccetera) lo tenemmo fino alla fine del suo tubo catodico. Durante la sua esistenza arrivò il primo, magico, telecomando (Il N.1). Ricordo ancora, molti anni fa, come m impressionò il telecomando che vidi nelle mani del grande Antonio Cederna. Appassionato com’era di programmi culturali e anche di partite di pallone, i tasti del suo attrezzo erano lustri e consumati come il pomo della sella di un navigato cowboy.<br />
Per anni ci godemmo la TV in compagnia dei figli e della nostra fauna domestica.<br />
Poi i figli crebbero, ebbero le loro case e i loro televisori e Fabrizia e io restammo soli col cane e col gatto.<br />
Ma il progresso tecnologico incalzava.<br />
Così, credendoci ansiosi di novità, l’affetto e la generosità dei figli ci portò in casa un nuovo arrivato: SKY col padellone antennifero. Il tutto corredato da un meraviglioso schermo grande e piatto. Sulle prime avemmo problemi con la parabola: il proprietario dell’attico non consentiva che i suoi paesaggi fossero appesantiti da antenne voluminose. La sistemammo sul terrazzino, che acquistò subito l’aspetto di uno dei tanti balconi del Terzo Mondo in cui la fungaia delle antenne satellitari costituisce un elemento obbligatorio.<br />
Con Sky giunse un altro telecomando (il N°2) e un apparecchietto che serviva a captare i programmi di questa emittente.<br />
Arrivarono  i nipotini. E allora come si fa, violando i nostri solidi principi tesi ad evitare ai pargoli l’inquinamento televisivo, a non fornirgli le Murdoch, Mucon i cartoni animati? Ed ecco che un altro aggeggio con relativo telecomando (il N°3), andò a sovrapporsi a quello legato ai programmi di Murdoch.<br />
 Ma il progresso corre inesorabilmente e si fatica a stargli dietro.<br />
Il videoregistratore (con le storie di Babar e di Paperino) divenne però a un certo momento, superato. Le cassette non andavano più bene e si doveva passare ai dischetti.<br />
La piramide di aggeggi piatti e argentati continuò a crescere in maniera preoccupante. Ecco il lettore DVD. Nel vaso da fiori sul tavolino che conteneva i telecomandi, ne arrivò un altro (N°4).<br />
Intanto, nascosto dietro il televisore, il lubrico aggrovigliarsi di fili neri proliferava orrendamente.<br />
Ne io, né mia mogli abbiamo mai affittato una cassetta o un dischetto. Ma a volte arrivavano in dono o con una promozione giornalistica. E, ogni volta, essendo io tetragono e nemico di tali tecnologia, delegavo la moglie la quale, con contorsioni e accidenti, riusciva a mettere in moto l’aggeggio.<br />
Potevano a questo punto  i criminali che sovrintendono alle emissioni televisive dichiararsi soddisfatti? Neanche per idea.<br />
E così, propugnato dall’immagine accattivante del ministro di allora Maurizio Gasparri, iniziò la subdola marcia del digitale terrestre.<br />
Fu d’uopo, se si voleva vedere il TG2 (oscurato se non si passava a questa nuova tecnica) acquistare il decoder.<br />
Un altro infido accrocco con relativi fili neri e ulteriore telecomando (N°5) si insinuò surrettiziamente nel nostro già stressato salotto.<br />
Per poter mettere in moto l’odioso sistema, occorreva però la perizia dei nipotini  o del portiere.<br />
In mancanza di tale assistenza, ci provavo io, guadagnandomi secoli di purgatorio se non l’eternità dell’inferno per i moccoli che scaricavo nel silenzio del soggiorno nel tentativo di vedere qualche programma.<br />
Oggi in genere la mia serata davanti alla TV inizia coni i seguenti procedimenti.<br />
1. Accendere lo schermo con il primo, vecchissimo telecomando. Da non toccare più, salvo schermo color grisaglia.<br />
2. Accendere la scatoletta di Sky. E subito constatare che il 2° canale (si sapeva) e spesso anche  il 7° non si vedono. Bestemmie.<br />
3. Spegnere, sempre bestemmiando  (con l’antico comando) lo schermo e subito (con lo stesso, riaccenderlo e, immediatamente, sempre con l’arcaico attrezzo (controllando che la lucina verde del ricevitore del digitale sia accesa) premere velocemente un tasto blu. Al terzo tentativo, il digitale parte.<br />
4. Usare il terzo telecomando e nessun altro.</p>
<p>La sera, accanto a me ho questa panoplia di attrezzi: telecomando 1, 2, 5, telefonino e telefono cordless.<br />
Su tutto questo inferno, ci sono molti (maledetti) che sghignazzano (e ci guadagnano).</p>
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