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	<title>Fulco Pratesi &#187; Ambiente</title>
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	<description>il blog di Fulco Pratesi</description>
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		<title>Sapiens davvero?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:17:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grande Carlo Linneo, che nel suo Systema Naturae del 1758 definì la specie umana con la lusinghiera denominazione di Homo sapiens, dovrebbe rivoltarsi nella sua tomba posta nella cattedrale di Uppsala. Almeno a giudicare dai comportamenti dell’umanità di fronte alla catastrofe ecologica che si sta addensando sul Pianeta. Mentre i demografi più seri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande Carlo Linneo, che nel suo Systema Naturae del 1758 definì la specie umana con la lusinghiera denominazione di Homo sapiens, dovrebbe rivoltarsi nella sua tomba posta nella cattedrale di Uppsala. Almeno a giudicare dai comportamenti dell’umanità di fronte alla catastrofe ecologica che si sta addensando sul Pianeta.</p>
<p>Mentre i demografi più seri e consapevoli mettono in guardia su una spasmodica e inarrestabile crescita della popolazione, che ha aggiunto quest&#8217;anno i 7 miliardi (erano solo 3 appena cinquant&#8217;anni fa) e marcia verso un traguardo di 9/10 miliardi tra meno di cinquant&#8217;anni, la specie del Sapiens continua a pullulare.<span id="more-223"></span></p>
<p>E se in Cina qualche segnale di resipiscenza appare, in India (1.160.813.000 abitanti nel 2009) il traguardo è di superare la popolazione<br />
della Cina (1.345.751.000) senza nemmeno pensare a quel che può succedere a un subcontinente in cui nel 1970 vivevano 523.000.000 di persone  (con una densità di 160 abitanti al chilometro quadrato), e oggi  la densità attuale è di 353 ab/kmq,  superiore a quella del popolosissimo Belgio.</p>
<p>E non c’è grande religione, monoteistica o meno, che non stimoli o addirittura imponga l&#8217;irresponsabile crescita demografica i cui effetti<br />
disastrosi vengono moltiplicati dalla crescita inarrestabile dei consumi, sia nelle società in via di sviluppo, sia in quelle ormai giunte ad un alto livello di benessere. Le quali non si curano in nessun modo di raffreddare i loro eccessivi consumi e devastazioni territoriali.</p>
<p>Non si spiegherebbero altrimenti l’aumento nelle vendite dei veicoli più grandi e inquinanti e le temperature domestiche sempre in crescita (contro le ammonizioni degli scienziati angosciati per il global warming ). Ancora, gli sprechi in continua ascesa, l�incremento nei consumi di carni bovine (tra le cause maggiori di inquinamento non solo atmosferico), la depredazione dei suoli coltivabili per la galoppante invasione del cemento e dell&#8217;asfalto e  per le colture intensive destinate a produrre carburanti per le auto (ai danni delle popolazioni rurali più povere e affamate).</p>
<p>Insomma, se un ravvedimento (imposto purtroppo da catastrofi ecologiche) non si verificherà, non c’è dubbio che la ottimistica  efinizione di Linneo sulla sapienza del genere umano subirà la più cocente smentita.</p>
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		<title>“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 12:51:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. L’articolo 52 della nostra Costituzione parla  chiaro. Così come l’articolo 9 che recita: “La Repubblica tutela il paesaggio”. Prendendo lo spunto da questi due pilastri della nostra democrazia, mi sia consentito fare qualche considerazione basata sulle notizie riguardanti la cosiddetta Legge sulla Stabilità 2012 in discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><noscript></noscript></p>
<div id="gview-butter"> “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.<br />
L’articolo 52 della nostra Costituzione parla  chiaro.<br />
Così come l’articolo 9 che recita: “La Repubblica tutela il paesaggio”.<br />
Prendendo lo spunto da questi due pilastri della nostra democrazia, mi sia consentito fare qualche considerazione basata sulle notizie riguardanti la cosiddetta Legge sulla Stabilità 2012 in discussione in Parlamento.<br />
Per la difesa della Patria contro eventuali nemici esterni e per missioni militari sono previsti stanziamenti pari a 23.500 milioni di euro, ponendoci al 10° posto nella lista degli Stati con maggiori impegni nel campo delle spese militari.<span id="more-216"></span>Per difendere dagli attacchi interni come le aggressioni al suolo, alle acque, ai boschi, ai paesaggio, alle coste, alla biodiversità, (molto maggiori di quelli eventualmente sferrati contro di noi da altri Paesi del Globo) le previsioni di spesa, secondo il WWF, sono le seguenti:<br />
Per i 25 Parchi nazionali che difendono più del 10% del sacro suolo della Patria, assicurando aria pulita, fiumi limpidi, paesaggi intatti, biodiversità preziosa, turismo fiorente, piccoli borghi salvaguardati, la somma prevista per il 2012 ammonta a 3,3 milioni di euro (erano 7,7 milioni nella passata legge del 2011). Per tutte le altre voci di bilancio riguardanti  gli interventi sulla difesa del mare, le altre aree protette,  la Cites (Convenzione internazionale per le specie in via di estinzione e l’ISPRA, Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente) ci sono in tutto poco più di  43 milioni.<br />
Insomma, quasi tutto il comparto difesa natura e biodiversità del Ministero. dell’Ambiente potrà contare su meno di 50 milioni di euro. Contro, è bene ricordarlo, i 23.500 milioni attribuiti alla Difesa.<br />
Basterebbe rinunciare all’acquisto di un solo cacciabombardiere F35 (122 milioni, ne dovremmo acquistare 131 dal 2013 al 2024) per mandare avanti per due anni e mezzo tutto il settore della difesa della natura dalle aggressioni interne che causano all’anno molte più vittime (basti pensare alle recenti alluvioni di Liguria e Toscana) di quelle potenzialmente sferrate da improbabili nemici esterni.<br />
Credo che il governo appena insediato dovrebbe fare qualche ragionamento su queste previsi9oni di bilancio, pur in una temperie così preoccupante come l’attuale.</div>
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		<title>Nuovi rifiuti sulle spiagge</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:41:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni primavera il WWF organizza su alcune spiagge (principalmente quelle che si trovano lungo le sue Oasi costiere) delle operazioni di pulizia dai detriti accumulati dalle mareggiate invernali. Questa attività, condotta a mano da centinaia di volontari, è necessaria per evitare che gli enti locali procedano a distruttive ripuliture attuate con mezzi meccanici che distruggono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni primavera il WWF organizza su alcune spiagge (principalmente quelle che si trovano lungo le sue Oasi costiere) delle operazioni di pulizia dai detriti accumulati dalle mareggiate invernali.</p>
<p>Questa attività, condotta a mano da centinaia di volontari, è necessaria per evitare che gli enti locali procedano a distruttive ripuliture attuate con mezzi meccanici che distruggono tutta la vegetazioni pioniera che tenta dicolonizzare le sabbie, mettendo anche a rischio la nidificazione di uccelli rari, come il fratino e il corriere piccolo, e la fioritura dello splendido giglio marino.<span id="more-190"></span></p>
<p>Risparmiando i residui di origine naturale (come tronchi spiaggiati, alghe,posidonie, gusci di molluschi, penne di gabbiani, ricci di mare eccetera,che ne arricchiscono la biodiversità) il triste raccolto è costituito  soprattutto da plastica: bottiglie indistruttibili di polietilene, cassette per il pesce, flaconi di detersivi, sacchetti per i rifiuti e per gli acquisti, giocattoli,  contenitori di medicinali (molti addirittura ancora pieni!) eccetera eccetera.</p>
<p>Ma, dato che queste operazioni ecologiche sono condotte fin dai primi anni dell’Associazione, è interessante esaminare l’evoluzione nel tempo della quantità e qualità dei rifiuti.</p>
<p>Stando all’esperienza dei volontari “pulitori”, la maggiore quantità di rifiuti connessi all’attività peschereccia (un tempo costituiti solo da resti di reti, galleggianti di sughero o di vetro in simpatiche “palle”) è oggi rappresentata dagli innumerevoli frammenti di cassette per pesce in polistirolo espanso. Per quanto riguarda invece i rifiuti derivanti da attività domestiche, alle solite onnipresenti bottiglie di  acqua minerale, ai bastoncini nettaorecchie e alle bustine per tè e tisane (ovunque ancora presenti,) le new entry più comuni e vistose sono le nuove “cialde” per le macchinette del caffè, molto reclamizzate ma che purtroppo finiscono a infiorare le battigie assieme ai più rari preservativi.</p>
<p>Per chi voglia impegnarsi in questa attività di difesa degli arenili, l’appuntamento è domenica 8 maggio, alle 9.30 nell’Oasi  del Lago di Burano (Capalbio Scalo) Info: <a href="mailto:m.emili@wwf.it">m.emili@wwf.it</a>.  </p>
<p>La destinazione al WWF del 5 per 1000 nella  dichiarazione dei redditi, senza nessuna spesa per il contribuente, aiuta anche i volontari che s&#8217;impegnano nella periodica pulizia a mano delle spiagge per evitare fastidi ai bagnanti e salvare la preziosa flora pioniera degli arenili.</p>
<p>Se volete donare il 5 x 1000 al WWF, vi prego di  segnare nell�apposita casella della denuncia dei redditi il codice fiscale 80078430585</p>
<p>Grazie!</p>
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		<title>Fango</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:01:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia. Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impasto di terra e acqua che noi chiamiamo “fango” ha sempre avuto connotazioni negative. “Gettare fango”, “palate di fango”, “fiori nel fango”, “cadere nel fango”, “schizzi di fango” non sono che alcune delle tante piacevolezze usate per denigrare questa materia.<br />
Eppure, a guardar bene, il fango ha avuto e ha ancora grandi meriti nei nostri confronti. <span id="more-131"></span>Non per nulla, Dio creò (stando al secondo capitolo della Genesi) l’uomo plasmandolo a sua immagine e somiglianza proprio col fango formato con la polvere della terra. E non solo l’uomo, ma anche “tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo” furono prodotti con lo stesso economico e pratico sistema.<br />
Se vogliamo restare in ambito biblico, perché non pensare alla vicenda narrata da Giovanni (9,6) in cui Gesù, per guarire un uomo cieco dalla nascita,“sputò  in terra, fece del fango con la saliva, ne spalmò gli occhi” guarendolo?<br />
Ancor oggi i bagni, le maschere e gli impacchi di fango rappresentano delle terapie usate nei  trattamenti estetici e per molte malattie curate negli impianti termali, pur senza poter contare sulle proprietà taumaturgiche manifestate da Gesù  presso la vasca di Siloe.<br />
Ma non solo per legami diretti con il nostro corpo l’uomo è debitore della scura primordiale poltiglia.<br />
Pensiamo ad esempio alle costruzioni.<br />
In molte parti del mondo si possono vedere abitazioni realizzate non con i soliti mattoni di terracotta ma proprio con fango secco.<br />
Già antichissime strutture come gli ziggurat e le mura di molte città mesopotamiche erano elevate con mattoni e blocchi di fango seccati al sole. E innumerevoli sono ancor oggi gli esempi di architetture spontanee che lo impiegano come materiale costitutivo. Moltissimi centri storici in aree desertiche dallo Yemen al Marocco, dal Mali al Niger, presentano infatti stupefacenti architetture modellate nel fango secco.<br />
Anche costruzioni minori approfittano della disponibilità di questa materia prima e del suo basso costo. Si va dalle case in adobe, un impasto di fango e paglia, comunissime nelle regioni più aride del Nord America, alle capanne delle popolazioni Masai del Kenya e della Tanzania rivestite con fango, sterco bovino e paglia, e a case, sia pure in pietra, legate però da una malta in cui il fango è la componente principale.<br />
 Addirittura anche da noi in Italia sussistono testimonianze splendide di questo tipo di elemento costruttivo.<br />
Le famose “case di terra” che ancora si elevano nei versanti abruzzesi che guardano verso la costa Adriatica, soprattutto nella Val Vibrata, ne costituiscono esempi importanti anche se poco noti e valorizzati.<br />
Oggi il fango, la melma, il limo, la fanghiglia sono nei nostri climi apprezzati solo dai cultori del fuoristrada. Basta vedere le maschere di mota di cui si pavoneggiano i motociclisti e i ciclisti impegnati in queste fangose gare, oppure l’orgoglio con cui i proprietari di orrendi SUV espongono gli schizzi di fango che imbrattano le loro carrozzerie, nel tentativo di farsi assolvere dalla generale nomea che li vede utilizzare i loro elefantiaci mezzi solo per portare i figli a scuola.<br />
E, per evitare un contatto diretto con l’odiata/amata belletta, alcuni di essi addirittura acquistano speciali bombolette spruzza-fango con cui (come i cretini che comprano i blue jeans già stinti e logorati dalla fabbrica per testimoniare avventure improbabili) inzaccherare sportelli e parafanghi.<br />
Molte creature non umane apprezzano il limo. Come i maiali e i cinghiali, simpatici sozzoni cui piace rivoltolarsi nel brago per eliminare gli insetti che li tormentano, strofinando poi contro le cortecce degli alberi la crosta rinsecchita che rinserra zecche, acari e pulci.<br />
Per restare ad animali di casa nostra, rondini e balestrucci (e anche merli) considerano il fango delle pozzanghere un elemento insostituibile nella costruzione dei loro commoventi nidi. E, sempre nel mondo degli uccelli, ve ne sono molti, definiti appunto “limicoli” che nei lisci “smaltoni” di limo palustre trovano il cibo con i loro lunghi becchi.<br />
Vi sono anche insetti, come alcune vespe solitarie o Eumenini , i quali costruiscono dei veri e propri piccoli “orci” di fango secco in cui allevano le loro larve. Nulla in confronto della perizia delle tèrmiti tropicali che innalzano veri e propri “grattacieli” di fango secco, dotati di magazzini, impianti di condizionamento, nursery e ricoveri antiaerei in cui sottrarsi agli assalti di tanti mammiferi e uccelli insettivori.<br />
Insomma: come si è quasi riusciti ad eliminare le definizioni dispregiative al mondo della palude, oggi rivalutato per le sue benemerenze ecologiche e produttive, credo sia giunta l’ora di riabilitare anche l’arcaico miscuglio di acqua e terra dal quale siamo stati, secondo la Bibbia, originati.</p>
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		<title>L&#8217;acqua sulla luna e la ricerca del senno perduto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:28:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il fatto che sulla Luna si sia trovata dell’acqua (sia pure sotto forma di ghiaccio sporco e inquinato, in fondo a inaccessibili crateri con una temperatura di 150 gradi sottozero) ha riacceso i sogni di tanti che già vedono la realizzazione di colonie lunari abitate da astronauti che da lassù osserveranno quasi permanentemente la Terra. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che sulla Luna si sia trovata dell’acqua (sia pure sotto forma di ghiaccio sporco e inquinato, in fondo a inaccessibili crateri con una temperatura di 150 gradi sottozero) ha riacceso i sogni di tanti che già vedono la realizzazione di colonie lunari abitate da astronauti che da lassù osserveranno quasi permanentemente la Terra.<br />
C’è quindi da sperare che i coloni selenitici, epigoni di Astolfo che sulla Luna andò per recuperare il senno perduto dal paladino Orlando, possano, ancor meglio di chi è ancora  legato al nostro Pianeta, constatare gli oltraggi ai quali esso è sottoposto da parte del genere umano.<span id="more-125"></span>Alla vista delle nuvole di smog che stanno obnubilando l’Asia, degli incendi e dei diboscamenti che divorano le selve, degli ammassi di rifiuti e di plastica che coprono vaste aree dell’Oceano Atlantico, essi cominceranno forse a rendersi conto di quali debbano essere, aldilà di sogni astrali impervi e costosi, i veri obbiettivi dell’uomo.<br />
Obbiettivi rivolti, più che a fughe in avanti alla ricerca di altri per noi invivibili pianeti, a rendere più tutelata e rispettata la Terra, che l’uomo continua  a considerare solo un bene da utilizzare. E spreme dalle sue viscere fluidi e minerali  accumulati in milioni di anni, trasforma la sua superficie in deserti sterili, copre di croste di cemento e  asfalto le coste, le pianure e i terreni agricoli, per saziare la bulimica fame consumistica dei paesi più sviluppati e sostenere la crescita demografica irrefrenabile di quelli in via di sviluppo.<br />
 Rallentare l’avanzata dei deserti, conservare i polmoni verdi delle fasce tropicali, favorire un’agricoltura più vicina alla natura e alle tradizioni locali, frenare l’occupazione del suolo da parte delle costruzioni – spesso esuberanti rispetto alle esigenze della popolazione &#8211; possono essere obbiettivi forse meno esaltanti ma sicuramente più utili anche per le generazioni future, se è vero che il pianeta  non ci appartiene ma ci è stato dato in prestito da chi verrà dopo di noi.</p>
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		<title>Lettera aperta agli agricoltori (e ai loro dirigenti)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 14:19:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non c’è dubbio che nei prossimi anni (anche in vista di una riduzione, nel 2013, degli aiuti della Politica Agricola Comunitaria per far fronte alle giuste richieste dei Paesi più poveri) i redditi agricoli caleranno di molto. E, soprattutto per le agricolture cosiddette “marginali”, situate in luoghi collinari o montuosi, si comincia a parlare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è dubbio che nei prossimi anni (anche in vista di una riduzione, nel 2013, degli aiuti della Politica Agricola Comunitaria per far fronte alle giuste richieste dei Paesi più poveri) i redditi agricoli caleranno di molto. E, soprattutto per le agricolture cosiddette “marginali”, situate in luoghi collinari o montuosi, si comincia a parlare di “multifunzionalità”. <span id="more-112"></span>Questo significa che agriturismo, fattorie didattiche, produzioni di nicchia, ecoturismo, ospitalità rurale potrebbero integrare redditi i quali &#8211; vuoi per i cambiamenti climatici in atto, vuoi per l’aumento dei costi di produzione e la rigidità (se non il calo) dei prezzi di vendita &#8211; presentano una forte volatilità.<br />
Date queste premesse, torna alla ribalta  una battaglia che gli ambientalisti perseguono dagli anni ’70 dello scorso secolo: quello relativo all’articolo 842 del Codice Civile. La norma, per intendersi, che autorizza solo ed unicamente i cacciatori armati ad entrare nei terreni privati per esercitare la loro attività<br />
Questo articolo, inserito nel Codice nel 1942 in piena Guerra Mondiale per favorire la preparazione bellica degli italiani,  non trova riscontro in alcuna altra nazione del mondo, neppure in Francia, ove la pressione venatoria non è minore della nostra..<br />
Ciò vuol dire che solo in Italia (oltretutto Paese dotato della maggior biodiversità di tutta Europa) il divieto di accesso nei fondi privati vale per tutti (fotografi, pittori, escursionisti, perfino pescatori) tranne che per coloro che imbracciano un’arma.<br />
Tornando al ragionamento di partenza legato alla multifunzionalità, la possibilità di poter trarre dei guadagni dalla caccia &#8211; come avviene in molti Paesi in cui proprietà agricole o pascolive particolarmente svantaggiate si sostengono solo grazie ai pedaggi pagati dai cacciatori &#8211; darebbe un buon aiuto in vista del probabile calo dei contributi comunitari.<br />
Una volta restituito ai proprietari e ai conduttori dei fondi il diritto di impedire o no l’accesso ai cacciatori, vi sarebbero due possibilità. Coloro che amano la natura e la fauna godrebbero finalmente della loro presenza senza l’obbligo di costose recinzioni o decreti di difficile acquisizione. Chi invece non considera negativa la presenza dei cacciatori nel proprio fondo potrà seguire due strade. O lasciare a essi il libero accesso o, al contrario, concederlo dietro un compenso. Compenso che oltre ad impinguare i magri redditi agricoli, stimolerebbe i proprietari a conservare un ambiente naturale favorevole alla fauna rendendolo così più appetibile per l’uso venatorio e più ricco in biodiversità.<br />
Con queste premesse appare  particolarmente assurdo che le Associazioni Agricole, dalla Confagricoltura alla Coldiretti alla CIA, non si siano mai adoperate (a differenza degli ambientalisti) per far abrogare questo anticostituzionale articolo del Codice.<br />
Crediamo che questa loro posizione, favorevole ai soli cacciatori e assolutamente ingiusta per gli agricoltori, rappresenti un vero tradimento verso coloro che dai sindacati di categoria si aspetterebbero un seria difesa dei loro inalienabili diritti.</p>
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		<title>Rinnovabili e paesaggi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 12:29:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La continua ansimante richiesta di energia, da qualsiasi parte essa possa venire erogata, senza minimamente iniziare a rivedere il suo uso e limitare i suoi sprechi sempre più diffusi  (basta osservare l’immagine notturna del nostro Paese avvolto in un nimbo di luci) solleva problemi non trascurabili dal punto di vista della difesa del paesaggio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La continua ansimante richiesta di energia, da qualsiasi parte essa possa venire erogata, senza minimamente iniziare a rivedere il suo uso e limitare i suoi sprechi sempre più diffusi  (basta osservare l’immagine notturna del nostro Paese avvolto in un nimbo di luci) solleva problemi non trascurabili dal punto di vista della difesa del paesaggio e dell’ambiente.<br />
Nessuna persona, dotata delle normali conoscenze scientifiche e consapevole della situazione grave del clima planetario, può osteggiare il processo, virtuosamente sempre crescente, di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili per arrestare l’uso di combustibili, sequestrati da milioni di anni nel sottosuolo e oggi reimmessi e bruciati con irresponsabile progressione nell’ atmosfera..<span id="more-15"></span><br />
Però chiunque abbia qualche decennio (più di cinque) sulle spalle e si sia impegnato in battaglie ecologiche, ricorderà alcuni episodi in questo campo che dovrebbero far riflettere.<br />
Ne ricordo qualcuno.<br />
Nei primi anni ’60 dello scorso secolo ci furono veementi proteste da parte degli ambientalisti contro la captazione e l’utilizzo di acque nella Val di Genova in Trentino per alimentare centrali elettriche come quella di Molveno. La produzione di energia idroelettrica, forse la più rinnovabile ed ecologica, fornita dal sequestro, con canali di gronda e gallerie, delle belle cascate di quella valle, fu però bloccata e il paesaggio e l’ambiente naturale preservati pochi anni dopo nel Parco Regionale Brenta-Adamello-Val di Genova..<br />
Un altro esempio riguarda le polemiche sollevate dal progetto di una conduttura elettrica che qualche decina di anni fa avrebbe dovuto deturpare  con grandi tralicci i panorami delicati e bellissimi delle Colline del Chianti.<br />
Un rapporto con gli smisurati impianti eolici che si stanno disseminando sui crinali dei nostri Appennini e nel paesaggio storico del Centro Italia mi sembra calzante.<br />
Gli esperti di rinnovabili ci dicono che altri paesi, come la Spagna e la Germania, dispongono di un numero molto maggiore di pale eoliche rispetto al nostro.<br />
In Spagna, su un territorio vasto e non paragonabile, come varietà di paesaggi e di stupendi centri storici minori, con il Bel Paese, vivono 88 persone a chilometro quadrato, meno della metà della densità di 195 ab/kmq dell’Italia. Già questo rende meno problematica la loro istallazione.<br />
In più, basta leggere il capolavoro di Cervantes, Don Chisciotte, per capire che in quei luoghi i mulini a vento, contro cui si batteva il Cavaliere dalla Trista Figura, erano più diffusi, grazie ad una quantità e continuità dei venti, che non nella nostra Penisola, dove di questi impianti, nella sua lunga storia, non vi sono molte tracce.<br />
La Germania, con i suoi 231 abitanti al chilometro quadrato, dispone di molti impianti eolici.<br />
Ma basterebbe osservare dove essi sono stati innalzati per capire che, in quelle pianure senza rilievi e colture paragonabili con quelle stupende delle colline centroitaliane, tali emergenze potrebbero addirittura vivificare un paesaggio senza molte attrattive, come del resto quello degli olandesi (da secoli utilizzatori dell’energia eolica) e dei danesi, favoriti da forti e continui venti.<br />
Con questo non voglio sostenere coloro che, da posizioni oltranziste, si battono contro i mulini a vento. Sono invece d’accordo con chi sollecita attenzione nella loro posa in opera, salvaguardando, come responsabilmente chiede il WWF, tutte le aree vincolate o inserite in elenchi di ambienti, paesaggi o biotopi di alto valore ecologico, archeologico o paesistico.<br />
I pannelli fotovoltaici, che assieme alle pale eoliche rappresentano i più promettenti sostituti all’uso suicida dei carburanti fossili, sollevano anch’essi dei problemi per quanto riguarda la loro collocazione nel territorio e nel paesaggio.<br />
Già alcuni rilievi sono stati sollevati dalle autorità preposte alla tutela sulla copertura con tali strutture di tetti antichi situati nei centri storici. Così come avviene per le antenne paraboliche, che in alcune regioni sono state obbligate a tingersi di colori neutri e a disporsi su falde non esposte sulle antiche vie, anche le cellule fotovoltaiche dovrebbero seguire alcuni semplici norme.</p>
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