I prati delle Ville Storiche

18 luglio 2017 - Categoria: Ecologia

Prer l’immaginario collettivo un giardino pubblico o una villa storica non sarebbero tali senza un ben curato prato “all’inglese”. Questo anche in un clima, come quello dell’Italia mediterranea, in cui generalmente la disponibilità di acqua in estate è sempre più problematica.
L’invidia per “l’erba del vicino sempre più verde” assilla chi vorrebbe sempre poter camminare “a piedi nudi sull’erba”, anche al cospetto di una irreversibile penuria idrica.
Così, dato che questa esigenza diviene sempre più difficile da assolvere, ho voluto, in un piccolo parco pubblico di Roma, dove da anni l’impianto di annaffiatura è abbandonato, esaminare cosa succedeva nella primavera /estate del 2017, considerata la più torrida da decenni.
Dai primi di giugno, su questa inaridita distesa, un tempo verdissima, sono ritornati inaspettatamente i fiori e le piante selvatiche delle nostre campagne, testimoniando dell’invincibile resilienza allla siccità della flora mediterranea.
Nelle diverse settimane il prato, una volta che le distese secche di orzo dei topi o “forasacco” (Hordeum murinum) pericoloso per i cani, sono state tosate, si è colorato dei fiori violarosati (mauve per i francesi) delle malve selvatiche, misti, qua e là, ai ciuffi violetti e scarlatti di erba viperina (Echium vulgare) che sopporta egregiamente l’aridità. Ecco poi le distese delle pratoline perenni dai petali bianchi e rosa amate dai bambini. Più avanti nella primavera, i fiori celeste intenso della cicoria selvatica, quelli gialli e lucidi del ranuncolo (Ranunculus acris) . Le margherite gialle di campo (Chrysanthemum sp,) spiccavano assieme ai tarassachi più piccoli e chiari. I papaveri hanno fatto la loro effimera comparsa ai bordi delle aiuole, mentre qua e là spuntavano i ciuffi piumosi della ferula velenosa che, più avanti nell’estate, ai confini del parco, hanno inalberato grandi ombrelle dorate amate dalle api. Nelle giornate più roventi, quando tutto gli altri fiori se ne erano andati, la steppa polverosa si è allietata di piccoli convolvoli bianchi. E grandi tribù di formiche nere hanno creato reti commoventi di percorsi in cui le operaie trasportavano semi e residui vegetali verso le loro città sotterranee. Nella steppa gli uccelli approfittavano di questa disponibilità: i passeri mattugi (Passer montanus) ,rari nel Lazio, becchettavano al suolo assieme alla ballerina bianca (Motacilla alba) che razzolava in cerca di insetti. Quando le formiche si sono involate, rondoni, rondini e balestrucci hanno banchettato.
Questi spettacoli, assenti nei prati ben irrigati e tosati, ci devono consolare dell’abbandono nel quale, per la carenza di acqua e per l’assenza cronica di piogge, i prati di molti Parchi romani si trovano fino all’arrivo delle sospirate piogge autunnali.

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2 Responses to “I prati delle Ville Storiche”

  1. Savoldi ha detto:

    Gent.mo Fulco Pratesi, a proposito dell’argomento che ha trattato in questo Suo articolo, mi permetto di chiederLe se sia possibile visionare – anche in forma privata – il progetto che Lei realizzò per la villa di Enrico Cuccia. Sono uno studioso dell’argomento e mi ha molto colpito apprendere che il progetto di villa Cuccia a Meina fosse Suo. Grazie. Cordialmente.

  2. fulco ha detto:

    “Gentile signor Savoldi,

    la ringrazio per l’interesse al mio progetto della Villa Cuccia a Meina di molti anni fa. Purtroppo questo ed altri miei progetti sono andati perduti nel trasloco del mio studio. Sono sicuro che però la famiglia Cuccia, che ho avuto il piacere di incontrare a Meina pochi anni fa, sarà lieta di mostrarle le tavole del progetto esecutivo a scala 1/20 servite per l’esecuzione.

    Cordiali saluti,

    Fulco Pratesi

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