L’anello al naso

3 gennaio 2013 - Categoria: Senza categoria

Molti anni fa, nei modi di dire romaneschi, “avere l’anello al naso” o “la sveglia al collo” significava essere  imbranato e stupido. Interiezioni  legate a un passato di esplorazioni africane, di colonialismo e di razzismo ingenuo, in cui era normale parlare di esploratori messi in pentola dai cannibali, di carducciane “zagaglie barbare”, di “faccette nere” prosperose e accoglienti. Ora, finalmente, l’anello al naso è stato sdoganato. E bellissime ragazze e adolescenti pimpanti inalberano con fierezza l’anello sulle narici, un attrezzo che da sempre, nelle tradizioni contadine, è considerato l’unico sistema per condurre  tori recalcitranti e guidare i buoi  nei lavori dei campi o aggiogati ai carri.

Ancora non siamo alla sveglia al collo del vernacolo, ma credo che basti attendere.

Da una parte è bello e interessante vedere come certi residui del passato colonialista e veterorurale si siano sublimati in graziosi ornamenti. E che mode e usi di genti lontane si vadano affermando in un processo di globalizzazione, almeno in questo, positivo. Ma anche permane la noia di constatare l’accoglienza  acritica di modelli omogeneizzanti e banalizzanti  come i piercing. i tatuaggi, gli orrendi blue jeans o le mode pilifere (sia in aggiunta sia in detrazione) considerati un tempo trasgressivi e oggi universalmente adottati a tutti i livelli.

A proposito di costumi emergenti e criticabili, ho potuto personalmente constatare una nuova tendenza nella guida di veicoli in città, sublimata in un episodio di equilibrismo motorizzato che mi ha  colpito veramente.

Si narra, nelle cronache cittadine, di fenomeni riconducibili all’uso (vietato ma diffusissimo) di telefono cellulare alla guida. E, pur circolando in motorino, mi capita spesso di trovarmi dietro a un’automobile che rallenta inopinatamente, sbanda e presenta  comportamenti strani. Tutto si spiega con il fatto che il conducente, mentre guida, è impegnato in calorose conversazioni al telefonino. Speravo che questo fosse il massimo che ci si potesse aspettare da un conducente poco attento alle regole del codice..

Speranza superata, pochi giorni fa, in sosta a un semaforo.

Il giovane al volante di una microcar, oltre ad avere una mano impegnata con il telefonino all’orecchio, con l’altra teneva una sigaretta accesa e, assieme a questa, il volante. Tutto questo, avendo a fianco una passeggera del tutto esposta a incidenti anche gravi.

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