Io e la musica

3 ottobre 2012 - Categoria: Senza categoria

“Le piace la musica?”

Quante volte nella mia non breve vita mi è stata rivolta questa domanda? Tantissime.

La domanda è mal posta. Non si dovrebbe chiedere se si ama la musica. La musica, come la mamma, l’amano tutti. Bisognerebbe chiedere “che tipo di musica preferisce?”

Qui si apre una vasta gamma di possibilità

Cominciamo col dire quale musica non mi piace.

Innanzitutto, cosa scontata per un individuo della mia età, quella rimbombante, col sottofondo di  ferrovia, reparto di laminazione di un’acciaieria e martello pneumatico, che i giovani (e purtroppo non solo loro!) amano tanto. Il suo contorno di lamenti ritmati e ripetuti, di urla belluine e di incomprensibili versi in slang, mi angoscia profondamente.

Insomma, quella che per la maggior parte delle persone è “musica” per me è solo un’insostenibile sofferenza (anzi solo “rumore” come sosteneva il padre del protagonista di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi).

D’altra parte vi sono inoppugnabili riscontri che sostengono la mia posizione che qualcuno potrebbe ritenere reazionaria e passatista.

Faccio qualche esempio.

Da anni si sa che facendo ascoltare alle mucche e alle galline ovaiole musiche di Mozart o Beethoven le loro produzioni, grazie a queste rasserenanti emissioni, aumentano notevolmente.  E anche, è stato, pare, dimostrato, la musica di Mozart diffusa nei vigneti del Brunello di Montalcino, ne incentivano la produzione e i contenuti zuccherini.

Così, come illustra una bellissima foto in cui si vede una nursery con tanti neonati umani in culla muniti di cuffie auricolari, la musica classica concilia a queste creature un sonno pacifico e sereno.

Infine, io stesso ho potuto constatare come questa (meglio se da camera) piaccia molto anche agli animali selvatici. Ho fatto numerose esperienze in tal senso con lucertole e ramarri ma, incredibilmente, anche con dei granchi d’acqua dolce che vivevano nascosti in un terrazzo romano e che uscivano interessati e frementi dai loro umidi buchi solo quando mettevo un disco di Mozart o di Bach. Mentre restavano intanati al rimbombare di batterie e ritmi belluini.

Sono sicuro che i tremendi e fragorosi concerti che mandano in estasi migliaia di giovani, (condannati precocemente all’ipoacusia) non sarebbero graditi a nessun animale dotato di un minimo gusto. E farebbero cagliare il latte delle mucche e andare a male le uova delle galline.

Insomma, il passaggio dal flauto e dal clavicembalo agli orridi tamburi e alle fragorose batterie (ogni riferimento alle artiglierie – pure usate da Beethoven in una sua famosa sinfonia – é del tutto casuale) è sintomo, per me, d’inarrestabile decadenza, proprio come i jeans stracciati o gli anelli nell’ombelico (decadenza però sostenuta e stimolata dal mercato delle canzonette che vive di diritti d’autore)..

Al secondo posto nella lista delle avversioni musicali (questa più strana, data la mia età), c’è il melodramma. Anzi, il Melodramma.

A parte numerose stupende arie, non sopporto i recitativi incomprensibili e urlati, i guaiti e gli ululati dei soprani, i bramiti dei tenori, i barriti dei baritoni e la retorica di tutto l’insieme che ha fatto affibbiare all’aggettivo “melodrammatico” una connotazione negativa ultraitaliana . Per non parlare delle opere di Wagner. La volta che l’allora ministra Giovanna Melandri riuscì, adducendo una scusa, a sfuggire alla rappresentazione di una noiosissima e interminabile opera wagneriana, si guadagnò tutta la mia simpatia.

Ma l’apice della mia insofferenza è raggiunto con la cosiddetta “musica moderna” classica.

A iniziare da  Hindemith,  Schonberg, Britten e altri, le cui composizioni gli astuti programmisti di radio e filodiffusione inseriscono proditoriamente all’interno di sereni programmi di musica barocca o romantica, col risultato di scaraventarci dalle sublimi melodie mozartiane in un bailamme dodecafonico dal quale il nostro orecchio, allevato a pianoforti e viole d’amore, arpe e clavicembali,  è dolorosamente colpito.

A parte autentici esperti (ce ne sono, ce ne sono!) la maggior parte delle persone che frequentano i concerti di musica moderna o le insopportabili opere contemporanee sognerebbe (ne sono sicuro) l’intervento di un bambino innocente che denunci finalmente, anche in questo campo, che il Re è irrimediabilmente nudo.

A questo punto l’affezionato lettore sarà curioso di sapere quale musica mi piace.

Tutta la musica da camera, da Couperin a Telemann, Scarlatti, Vivaldi, Bach, Mozart, Cimarosa,  Galuppi,  fino a Beethoven, Schubert (salvo, per le ragioni che ho espresso, i lieder), e tutti gli altri, fino a Ciaikovsky e Brahms. Poi il jazz (quasi tutto), la canzoni napoletane, quelle sudamericane , francesi e americane, (non recentissime) i Beatles, le meravigliose sinfonie della Carmen, della Sonnambula, della Butterfly e tante altre che sarebbero sicuramente gradite, oltre che a me, a tutti gli altri  animali dotati del senso dell’udito e di un certo gusto musicale..

Il massimo dei massimi lo raggiungono per me le seguenti musiche (suggerimento a chi voglia farmi dei regali): la Nona di Beethoven trascritta per pianoforte da Liszt, la Sonata in Do maggiore di Baldassarre Galuppi e la Suite in La minore e flauto di Telemann, tutti dischi che non sono ancora riuscito a trovare nei negozi di Roma.

Sono sicuro che questo mio  estemporaneo outing farà discutere.

Attendo critiche.

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One Response to “Io e la musica”

  1. marco ha detto:

    Salve,

    buoni gusti, con qualche inevitabile pregiudizio forse legato all’eta’.

    ma soprattutto, lei suona qualcosa?

    marco

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