Corsa al chilowatt

30 aprile 2012 - Categoria: Ecologia

Nella continua spasmodica ricerca di forme di energia che ci permettano di proseguire nella nostra folle corsa dell’aumento annuo del 2% di produzione e consumi, pena la catastrofe,  si propongono continuamente nuovi rimedi., senza minimamente considerare sia il risparmio e l’efficienza o, soprattutto, a quali usi e sprechi l’energia elettrica così prodotta sia destinata. Si è cominciato con i carburanti (biodiesel e bioetanolo) ricavati da colture agricole. E, dopo i primi entusiasmi, si è scoperto che l’energia (e quindi il petrolio) occorrente per produrre tali carburanti è spesso superiore all’energia che se ne ottiene (senza nemmeno considerare gli scempi ecologici dovuti, tra l’altro, alla devastazione delle foreste tropicali per ricavare piantagioni di canna da zucchero e palme da olio o all’erosione delle colture a scopo alimentare per il mercato in crescita del no food.). Ora la corsa si rivolge agli impianti eolici e a quelli solari. Che rappresentano ottime e incontestabili forme di energia veramente alternativa se però non comportassero (negli episodi peggiori) danni al paesaggio e alla biodiversità, senza contare le metastasi malavitose che anche su esse si sono insediate. Per non parlare del ricorso all’energia derivante dalla crescente diffusione di centraline idroelettriche responsabili del prosciugamento di molti corsi d’acqua montani. E parliamo dell’inquinamento atmosferico causato da autotrasporti, soprattutto automobili private. Oggi le parole d’ordine  per venire incontro alle legioni di automobilisti (in Italia, 700 ogni 1000 persone) ai quali si richiede maggior impegno contro le emissioni dei loro scappamenti sono due: auto elettrica e idrogeno. Pensate che bello: circolazione silenziosa, dai tubi di scarico solo acqua e aromi deliziosi, cieli puliti e addio ai distributori di benzina! Nessuno però dice che ogni virtuoso chilowatt che muove le auto elettriche o che provenga dall’uso dell’idrogeno esce, ahimè, da centrali elettriche. Le quali, fino a che non sarà attuata la rivoluzione dell’eolico e del solare di grande produzione, funzionano proprio bruciando gli esecrati combustibili fossili. Da esse i chilowatt passano, lungo i fili e perdendo per strada molta energia, ai nostri motori a batteria. E, a proposito di batteria, che dire della corsa al litio e ad altri minerali capaci di sostenere la diffusione dei veicoli elettrici? E così l’idrogeno, fino a che non se ne troverà allo stato nativo e non inglobato in liquidi, altri gas o minerali, deve essere prodotto consumando energia, proveniente, in attesa di utilizzare elettricità da fonti rinnovabili, per la maggior parte  da centrali a combustibile. A questo punto ci si chiede se non sia più intelligente bruciare direttamente nei motori il petrolio e il gas  evitando le perdite per il trasporto e la produzione. Se tutti i milioni di auto circolanti fossero a batteria mi chiedo quale sarebbe la richiesta di energia alla quale le centrali dovrebbero far fronte. Tutto questo per ribadire ancora una volta – pur senza ricorrere allo slogan della “decrescita felice”- la necessità di darsi una calmata, di rivedere la razionalità e l’efficienza  dei nostri  comportamenti , la riduzione dei consumi e degli sprechi e l’adozione di stili di vita più responsabili e attenti.

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One Response to “Corsa al chilowatt”

  1. romeo ha detto:

    le scrivo per entrare in un argomento da lei molto conosciuto ma forse distrattamente ha dimenticato che la natura sa difendersi ,i tempi non possiamo conoscerli, ma i mezzi si.
    come mezzo c’è anche l’essere umano ma mi sembra ovvio che deve staccarsi dalla massa e
    inseguire uno scopo preciso ,quello di fare del bene che va di pari passo con la ricerca della verità.
    tutto quello che ha scritto si sta per avverare persone di buona volontà stanno lavorando perchè all’expo di milano inizi una nuova stagione ( forse anche un poco prima)

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