Libri: si faccia attenzione

23 febbraio 2011 - Categoria: Senza categoria

Un famoso quadro di Paul Klee era intitolato “Leoni.Si faccia attenzione”. Questo monito varrebbe anche per quanto riguarda i libri, che sono, in questi ultimi anni protagonisti di un’alluvione irrefrenabile, stimolata anche dal fatto che spesso divengono occasioni di comparsate televisive con notevoli ricadute sulle vendite e sulla notorietà dell’autore.
Ed è piuttosto singolare che quasi tutti (politici o meno) che si trovino a un tratto senza lavoro, o in una fase di minore visibilità,  non abbiano di meglio da fare, come rimedio, che minacciare di scrivere un libro. E il guaio è che spesso lo scrivono, magari in poche settimane. Chi scrive libri sa quanto tempo occorra per buttar giù una decina di cartelle al giorno, non facendo altro. Invece, persone anche impegnatissime riescono a sfornare best seller in pochi giorni. Beati loro!.
Che si scrivano più libri di quanti se ne vendano o leggano pare sia accertato. Per me (che mi considero in parte accomunato alla categoria di coloro che scrivono libri , più che di quella degli scrittori in servizio permanente effettivo) i problemi nascono con le richieste di amici o estimatori di scrivere qualcosa nelle loro opere dell’ingegno.
Così mi trovo, per non sapere mai dire di no, a produrre (a titolo quasi sempre gratuito), prefazioni, introduzioni, postfazioni, presentazioni di libri di ogni genere, anche se per la maggior parte fortunatamente attinenti alle mie competenze.
Saggi, volumi illustrati “da salotto buono”, romanzi a sfondo ecologico, relazioni scientifiche, traduzioni, opuscoli, manuali, guide naturalistiche, cataloghi di mostre accolgono le mie considerazioni ed elogi.
Siccome mi piace scrivere e non fatico molto, ne faccio, come ho detto, molte.
E poi me le dimentico.
Il guaio arriva dopo.
Quando cioè, nella mia casa o nel mio studio, già straripante di volumi in maniera disperante, mi arriva un pacco pesantissimo. Con tanti libri. Copie di libri (ai quali  mi ero quasi dimenticato di aver in qualche modo collaborato) di aspetti diversi.
I peggiori sono quelli di formati anomali (quadrati o grandissimi) che non so come o dove sistemare, magari con foto memorabili ma che però, una volta sfogliati e ammirati, restano in un angolo a prendersi la polvere. E mi riesce difficile di regalare o vendere da quando mi è capitato di ricevere da uno sconosciuto un libro acquistato in una bancarella con un’affettuosa dedica al sottoscritto.
C’è poi il pericolo di essere convocati per le presentazioni. Così mi tocca andare in sale magari lontane o impervie, con un pubblico spesso molto esiguo, e passare una serata a decantare i pregi dell’opera.
Ma non è finita.
Spesso, inopinatamente, il mio sproloquio (avviene anche in conferenze e dibattiti) viene registrato. E fin qui poco male.
Il dramma sorge quando un gentile organizzatore mi’invia il testo chiedendomi di rivederlo e approvarlo per la stampa.
Io parlo in genere male, molto in fretta e, come sostiene mia moglie” con una loquela “insaponata”.
E di conseguenza lo sbobinamento ha effetti devastanti e spesso umoristici.
Mentre impiego poco tempo a scrivere un articolo decoroso, rivedere e rendere presentabile un’ora di chiacchierata rasenta l’impossibile. E il risultato è molto spesso pietoso, tanto da farmi passare giorni d’angoscia nell’attesa di vederlo pubblicato.

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