Il natale degli animali

14 dicembre 2010 - Categoria: Ecomportamento

C’è tutta una categoria di esseri viventi che, a differenza di noi, non accoglie le feste di Natale e Capodanno con gioia e serenità.
Mi riferisco a tutte le infinite specie animali e vegetali per i quali la nascita di un Bambino ebreo figlio di un carpentiere e di una casalinga, – che per noi Cristiani è la massima e lieta ricorrenza e occasione di consumismo e sperperi – rappresenta un periodo di terrore, sofferenza e morte.
A iniziare dagli animali. Pensate con quale angoscia tacchini e agnelli, capponi e vitelli attendono, nelle loro “celle della morte”, la fine cruenta. Oppure immaginate la disperazione delle anguille e dei capitoni che saranno  scuoiati vivi per i cenoni di Natale e di Capodanno. O le aragoste e gli astici che già prevedono, dalle vasche torbide dei ristoranti, il tuffo atroce nell’acqua bollente.O i cuccioli, che improvvidi e stolti genitori regalano ai figli, pur sapendo che, una volta cresciuti e divenuti ingombranti, saranno in gran parte destinati a essere abbandonati in autostrada.
E immaginate infine la paura e il malessere dei nostri animali domestici, improvvisamente colpiti dalla furia incivile e belluina dei “botti” di Capodanno.
Ma non solo gli animali soffrono in questo periodo.
Anche i vegetali sono vittime delle nostre festività di fine anno.
Io penso con tristezza ai poveri abeti che agonizzano bardati a festa con luminarie e ornamenti nei nostri surriscaldati salotti. O alle piante di vischio, pungitopo, agrifoglio, mutilate per adornare le case; e anche al muschio estirpato nei boschi per fare da sfondo ai tristi presepi non amati da Tommasino della commedia “Natale a Casa Cupiello” di Eduardo De Filippo.
Naturalmente, questa mia ansiogena descrizione non vuol essere un invito all’ascetismo e al vegetarianesimo. Però solo un piccolo, piccolissimo. incentivo a meditare, negli ultimi giorni dell’anno dedicato dall’Onu alla Biodiversità, sulle sorti dei milioni di specie diverse condannate, senza colpa, a dividere con l’aggressiva e avida specie Homo sapiens il sempre più angusto e ristretto spazio nel terzo Pianeta del Sistema solare, l’unico, a quanto se ne sa, in cui esista il miracolo della Vita.

Per placare il vostro complesso di colpa dopo questo malinconico testo, potrete dare una mano, almeno agli animali selvatici più rari, come tigri, oranghi, orsi polari, panda e altri, aderendo alla campagna di adozioni del WWF. Con la spesa di soli 30 euro potrete adottare una delle 3200 ultime tigri reali, uno dei 1700 panda ancora presenti in natura, uno dei 10.000 oranghi di Sumatra…
E se contribuirete con 50 euro, oltre a tutti gli altri vantaggi, riceverete uno splendido peluche raffigurante l’animale adottato.
Per informazioni: www.wwf/adozioni.it.

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