Dove vai in vacanza?

8 agosto 2010 - Categoria: Ecomportamento

“Queste che ancor ne avanzano
Ore fugaci e meste
Belle ne renda e amabili
la libertade agreste.
Qui Cerere ne manda
 le biade e Bacco il vin
Qui di fior s’inghirlanda
bella innocenza il crin”

Questi versi di Giuseppe Parini tratti da  “La vita rustica”, sembrano indicati per descrivere quale sarà la mia risposta a coloro che, ossessionati dal mito del “uicchend” e dalla tintarella a ogni costo, mi chiedono dove passerò le ferie. Cercherò di rispondere.
Fortunatamente la mia età e gli acciacchi procuratimi da una vita un po’ esagerata mi vietano le due mete preferite dagli italiani in vacanza.
La montagna perché, dopo un edema polmonare buscatomi a 4000 metri sulle Ande oramai salire a più di 800/1000 metri mi causa problemi.
Il mare perché, dopo anni e anni d’immersioni subacquee e di abbronzature coatte in barche a vela, non mi attira più. Per non parlare delle rabbie continue alle quali sono esposto al vedere subacquei infilzare pesciolini vicino alle spiagge, orrende moto d’acqua impestare i lidi, e il massacro delle meduse e di altre creature marine.
Così, per sfuggire alla canicola e star tranquillo passo qualche settimana d’estate con mia moglie in un vecchio casale di tufo nel Viterbese, situato al centro di un’Oasi del WWF – Monumento Naturale della Regione Lazio.
Mentre figli e nipoti miei impazzano al mare, in montagna e in viaggi all’estero, la nostra compagnia è costituita dalla gatta Katiuscia e da tutti gli animali da cortile che vivono nella fattoria.
E sono oche e galline, conigli e maiali, piccioni e anatre, tutta una corte di bestiame minore che affascina i bambini  che ci vengono a fare visita.
L’orto, tutto biologico, è a 50 metri di distanza, l’acqua del rubinetto viene da un nostro pozzo, e l’altitudine di 200 metri ci garantisce fresche nottate, disturbate solo dal chicchirichì dei galli e dall’abbaio dei tanti cani.
Dalle 7 alle 9 di mattina, poi, mi siedo sotto una quercia davanti a una stretta fascia di bosco e mi beo, da vecchio birdwatcher, della vista di tantissimi uccelli che si posano su un vecchio pioppo. E in quelle due ore, credetemi, vedo di tutto: rigogoli giallo oro, picchi verdi, picchi rossi maggiori e  minori, multicolori gruccioni, storni, pigliamosche, gheppi e averle. Li osservo col binocolo e li disegno con matita e acquerello. Sotto il portico le rondini sono già alla seconda nidiata e cinque  pipistrelli pendono, a testa in giù, nel ripostiglio della legna.
Di giorno il coro deciso delle cicale, di notte quello dei grilli e degli assioli.   

Buone vacanze!

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