L’inferno dei telecomandi

6 novembre 2009 - Categoria: Ecomportamento

“La televisione produce violenza e la porta in casa dove altrimenti violenza non ci sarebbe” .  (Karl Popper)

Oramai la mafia (camorra? n’drangheta? Sacra corona unita?) delle televisioni sta prendendo, come le altre consorelle (rifiuti, sanità, politica) il sopravvento. E, con essa, un viluppo schifoso e inestricabile di fili elettrici e di telecomandi.
Scherzi a parte, a mia moglie e a me la televisione andava benissimo così come la conoscemmo ai nostri verdi anni: 21 pollici, bianco e nero, solo canali RAI. Non ci serviva altro e passavamo serate bellissime col Musichiere e Lascia e Raddoppia, TV7 e i primi programmi “ecologici”.
Poi venne la fregola del televisore a colori.Resistemmo, un po’ al seguito di chi considerava la TV a colori un inutile spreco anche  quando già in tutta Europa il video a colori imperversava.
Potemmo resistere un po’. Ma i figli s’imposero e il televisore a colori s’ introdusse nel nostro salotto. Grande, ingombrante, simpatico.
Per anni e anni, perdonandogli qualche defaillance (peso e invadenza in un soggiorno piuttosto esiguo, strani segni bianchi sul video, numeretti verdi che apparivano e scomparivano eccetera) lo tenemmo fino alla fine del suo tubo catodico. Durante la sua esistenza arrivò il primo, magico, telecomando (Il N.1). Ricordo ancora, molti anni fa, come m impressionò il telecomando che vidi nelle mani del grande Antonio Cederna. Appassionato com’era di programmi culturali e anche di partite di pallone, i tasti del suo attrezzo erano lustri e consumati come il pomo della sella di un navigato cowboy.
Per anni ci godemmo la TV in compagnia dei figli e della nostra fauna domestica.
Poi i figli crebbero, ebbero le loro case e i loro televisori e Fabrizia e io restammo soli col cane e col gatto.
Ma il progresso tecnologico incalzava.
Così, credendoci ansiosi di novità, l’affetto e la generosità dei figli ci portò in casa un nuovo arrivato: SKY col padellone antennifero. Il tutto corredato da un meraviglioso schermo grande e piatto. Sulle prime avemmo problemi con la parabola: il proprietario dell’attico non consentiva che i suoi paesaggi fossero appesantiti da antenne voluminose. La sistemammo sul terrazzino, che acquistò subito l’aspetto di uno dei tanti balconi del Terzo Mondo in cui la fungaia delle antenne satellitari costituisce un elemento obbligatorio.
Con Sky giunse un altro telecomando (il N°2) e un apparecchietto che serviva a captare i programmi di questa emittente.
Arrivarono  i nipotini. E allora come si fa, violando i nostri solidi principi tesi ad evitare ai pargoli l’inquinamento televisivo, a non fornirgli le Murdoch, Mucon i cartoni animati? Ed ecco che un altro aggeggio con relativo telecomando (il N°3), andò a sovrapporsi a quello legato ai programmi di Murdoch.
 Ma il progresso corre inesorabilmente e si fatica a stargli dietro.
Il videoregistratore (con le storie di Babar e di Paperino) divenne però a un certo momento, superato. Le cassette non andavano più bene e si doveva passare ai dischetti.
La piramide di aggeggi piatti e argentati continuò a crescere in maniera preoccupante. Ecco il lettore DVD. Nel vaso da fiori sul tavolino che conteneva i telecomandi, ne arrivò un altro (N°4).
Intanto, nascosto dietro il televisore, il lubrico aggrovigliarsi di fili neri proliferava orrendamente.
Ne io, né mia mogli abbiamo mai affittato una cassetta o un dischetto. Ma a volte arrivavano in dono o con una promozione giornalistica. E, ogni volta, essendo io tetragono e nemico di tali tecnologia, delegavo la moglie la quale, con contorsioni e accidenti, riusciva a mettere in moto l’aggeggio.
Potevano a questo punto  i criminali che sovrintendono alle emissioni televisive dichiararsi soddisfatti? Neanche per idea.
E così, propugnato dall’immagine accattivante del ministro di allora Maurizio Gasparri, iniziò la subdola marcia del digitale terrestre.
Fu d’uopo, se si voleva vedere il TG2 (oscurato se non si passava a questa nuova tecnica) acquistare il decoder.
Un altro infido accrocco con relativi fili neri e ulteriore telecomando (N°5) si insinuò surrettiziamente nel nostro già stressato salotto.
Per poter mettere in moto l’odioso sistema, occorreva però la perizia dei nipotini  o del portiere.
In mancanza di tale assistenza, ci provavo io, guadagnandomi secoli di purgatorio se non l’eternità dell’inferno per i moccoli che scaricavo nel silenzio del soggiorno nel tentativo di vedere qualche programma.
Oggi in genere la mia serata davanti alla TV inizia coni i seguenti procedimenti.
1. Accendere lo schermo con il primo, vecchissimo telecomando. Da non toccare più, salvo schermo color grisaglia.
2. Accendere la scatoletta di Sky. E subito constatare che il 2° canale (si sapeva) e spesso anche  il 7° non si vedono. Bestemmie.
3. Spegnere, sempre bestemmiando  (con l’antico comando) lo schermo e subito (con lo stesso, riaccenderlo e, immediatamente, sempre con l’arcaico attrezzo (controllando che la lucina verde del ricevitore del digitale sia accesa) premere velocemente un tasto blu. Al terzo tentativo, il digitale parte.
4. Usare il terzo telecomando e nessun altro.

La sera, accanto a me ho questa panoplia di attrezzi: telecomando 1, 2, 5, telefonino e telefono cordless.
Su tutto questo inferno, ci sono molti (maledetti) che sghignazzano (e ci guadagnano).

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