Sciatteria

1 aprile 2009 - Categoria: Ecomportamento

Mentre scrivo, la domenica solitaria mi affligge con lo strepito angoscioso dei cani lasciati a gemere in città e gli ululati degli antifurti non controllati da sciatte famiglie in vacanza.
Uno dei mali che affliggono l’Italia è la sciatteria.
Intesa come negligenza, trascuratezza, poca professionalità, essa pervade tutto il nostro costume.
Lo si vede, purtroppo, ovunque: cartelli scritti col pennarello per indicazioni magari importanti, gabinetti tenuti a livelli indecenti, piante in vaso lasciate a morire di sete e tanti altri esempi.Ma il settore in cui più soffro dell’italica sciatteria è nella carta stampata.
Soprattutto nei libri.
Oggi, per qualche ragione tecnologica ed economica che ignoro, si sfornano libri con una rapidità e dei prezzi impensabili ancora pochi anni fa. Stupende rilegature, carta e caratteri bellissimi, illustrazioni ricche e abbondanti invadono i miei scaffali come un’inarrestabile valanga cartacea..
Purtroppo però, quando si vanno a leggere, a parte poche preziose eccezioni, c’è da farsi cascare le braccia.
Intanto per gli errori di stampa. Correttori automatici e curatori sciatti lasciano errori di ogni tipo: nei testi, nelle didascalie, negli indici, nella scelta delle foto: con una frequenza che offende soprattutto quando si sfoglia un volume di grande apparente bellezza.
Cito qualche esempio, legati al mio mestiere.
Nei tre immensi volumi, rilegati in pelle e con sontuose incisioni, dell’Iconografia della Fauna d’Italia di Carlo Luciano Bonaparte, curati da insigni zoologi e pubblicati dal Ministero dell’Ambiente vi sono intere tavole con le didascalie ripetute ed errate.
                  In una guida di rettili e anfibi, tradotta da un ottimo testo inglese, il colubro del Riccioli (Coronella girondica), così chiamato in onore di uno scienziato laziale dell’800 che lo scoperse nelle campagne del Lazio, è definito, nel testo e nelle didascalie, “Colubro dai riccioli”!
In un’altra, sui mammiferi, le cartine di diffusione sono spesso errate. L’areale della foca monaca mediterranea è indicato sulle coste del Mare del Nord fino all’Islanda e al Circolo Polare artico, mentre quello della volpe artica è uguale a quella del cane procione e arriva a sud fino alle coste del Mar Nero. In compenso l’areale del raro driomio è stata messo al posto di quello del più comune topo quercino e viceversa.
Mi domando come mai non vi sia un controllo finale che eviti gli errori prima di mandare alle stampe questi, peraltro utilissimi, manuali.
Per non parlare delle miserevoli traduzioni di testi che parlano di piante ed animali selvatici.
Mi raccapricciano ancora i “tuffoli”, le “tordelle gazzine”,le “spernuzzole” e i “coditremola” che infestavano il “Falco pellegrino” di J.A. Baker pubblicato da Rizzoli nel 1979.
Numerosi libri di carattere scientifico, prodotti in Italia, nascondono errori anche plateali.
Tanto che è difficile aprire un’opera di questo tipo la quale non contenga al suo interno uno sconfortante foglio di errata corrige. Senza contare attribuzioni errate, specie scambiate l’una per l’altra, disegni di basso o infimo livello, anche in pubblicazioni di altissimo prezzo.
               So per esperienza diretta quanto sia faticoso e stressante rivedere le bozze e controllare gli impaginati. Ma credo che sia un lavoro obbligatorio per un curatore di collana che voglia produrre opere ben fatte che durino nel tempo.
La sciatteria infesta anche altri testi. Vedi ad esempio il verbo “comminare” (che significa minacciare o prevedere sanzioni) usato a tutti i livelli – anche quelli di grandi opinionisti ed editorialisti – al posto dei corretti “infliggere” o “irrogare”; o l’uso sciatto di un termine come l’orrido “eclatante” o i frequentissimi errori legati al sistema metrico decimale in cui gli ettari divengono chilometri quadrati e viceversa.
D’altra parte una scuola, come quella italiana, dove agli esami il 99% degli alunni è promosso, dove è considerata con simpatia la prassi del copiare e del suggerire, dove genitori infuriati sono pronti a ricorrere alla giustizia per una bocciatura del figlio, dove impresentabili istituti privati promettono caterve di esami in pochi mesi e lauree prese con metodi discutibili, non ci si può aspettare che vengano pubblicati libri, non solo scientifici, che siano paragonabili con quelli che figurano in tutte le bibliografie d’Europa, luoghi in cui le pubblicazioni italiane spiccano purtroppo per la loro totale assenza.

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