La morte ecologica

27 febbraio 2009 - Categoria: Ecomportamento

Uno dei personaggi del recente best seller di Muriel  Barbery, L’eleganza del riccio,  afferma: “Gli adulti hanno un rapporto isterico con la morte, diventa un affare di stato, fanno un sacco di storie, e dire che è l’evento più banale del mondo”.
In effetti, basta parlare di morte a qualcuno, che subito “fa le corna” o ci risponde (almeno a Roma) con un esplicito “Famme toccà” (cioè “fammi toccare”) accompagnando le parole una grattata di testicoli a scopo apotropaico (vulgo, scaramantico).
Per tutti, la morte è il male estremo. Invece io credo che per chi si sia comportato passabilmente bene durante la vita, il termine di essa (come per uno studente che ha studiato) sia paragonabile all’esame finale che apre, se promossi, un periodo di serenità.
Per chi credente non è, la dipartita si può assimilare al momento felice in cui, dopo una giornata di fatica, ci si addormenta in pace.
Se invece si è credenti, la morte non avrebbe altro significato che la liberazione dell’anima immortale dall’involucro perituro, fonte di concupiscenza e depravazione, e inizio della “miglior vita”.
Ma credo che queste mie tesi non convincano altro che me stesso. Basta vedere i paramenti violetti, i lugubri canti e le cupe cerimonie che accompagnano i funerali religiosi, i quali dovrebbero essere invece feste gioiose visto che lo scomparso è finalmente in procinto di tornare alla casa del Padre. Parliamo ora della sorte del corpo mortale dopo il decesso.
La forma ecologicamente migliore per tornare alla Madre Terra  (quia pulvis est et in pulvis reverteris) sarebbe quella di essere seppelliti, senza l’ingombro e l’ostacolo della cassa da morto, in piena terra, meglio se in un bosco ove gli elementi costituenti del nostro cadavere (ossigeno 66%, carbonio 17%,m idrogeno 10%, azoto 2%, calcio 1%, fosforo 0,9%, cloro 0,14%, fluoro 0,007%, zolfo 0,2%, sodio 0,15%, potassio 0,4%, magnesio 0,05%, ferro 0,04%, iodio e manganese in tracce) possano tornare nel ciclo della natura e fertilizzare la vegetazione soprastante.
Ma questo, per numerose inflessibili norme di polizia cimiteriale, è oggi vietato.
E allora pensiamo alla bara.
Oggi questi estremi contenitori sono dei veri divoratori di risorse. Intanto il materiale: pare che non ci sia un funerale dignitoso che non preveda sarcofagi nei più pregiati legnami, sottratti per la maggior parte alle già troppo saccheggiate foreste tropicali. Legnami, oltretutto, vista la loro destinazione, non più riutilizzabili, come perso per sempre è anche lo zinco dell’interno, un metallo che secondo gli esperti é in via di esaurimento.
Date queste premesse, un funerale veramente ecologico richiederebbe casse di truciolato o di legno comune (pioppo, abete o pino), certificato FSC (Forest stewardship Council), le quali  una volta interrate, si decomponessero rapidamente.
Chi non voglia finire sottoterra e consideri tristi i loculi e i geometrici “fornetti” con lapidi e foto, può scegliere la cremazione.
Oggi che é finalmente consentito di spargere le ceneri dei propri cari (previa autorizzazione) nei luoghi che essi amavano, la cremazione significa risparmio di zinco (non accettato nei forni) e di uso del suolo (in 10 metri quadri possono entrare solo quattro bare ma 200 urne cinerarie).
Ma anche un danno ecologico non trascurabile considerando l’uso del gasolio e i fumi che fuoriescono dalla ciminiera del crematorio.
In una mia rubrica uscita nel 1986 sulla rivista La Nuova Ecologia descrivevo, per restare in argomento, il rito funebre usato dalla setta dei Parsi, di religione Zoroastriana.
Questo culto orientale non tollera che le forze della natura (fuoco, acqua, suolo, aria) siano contaminate dai cadaveri. Così depongono i loro morti in cima a un’alta torre (Torre del Silenzio) e li lasciano agli uccelli rapaci – avvoltoi soprattutto, ma anche nibbi, poiane, corvi, addirittura storni – che in poche ore li distruggono completamente. La recente grave morìa di avvoltoi in India ha costretto addirittura la setta a investire 200.000 euro l’anno per l’acquisto di esemplari da addestrare all’ecologica pietosa opera. 
In quell’articolo suggerii, paradossalmente, di organizzare un simile trattamento in una zona della Sardegna ove vivevano (e vivono ancora) diversi avvoltoi grifoni. La proposta sollevò feroci critiche e le reprimende dei benpensanti. Ma ci fu qualcuno che mi chiese timidamente se l’ipotesi potesse essere concretizzata e se fosse possibile contribuire. Anche perché – mi diceva – meglio essere mangiati dagli uccelli che dai vermi
Un’idea che può trovare, incredibilmente, dei seguaci.
Ad esempio, nel gennaio 1988, l’ornitologo inglese Micky Lindbergh, vissuto in Sudafrica, si suicidò dichiarando di voler offrire il suo corpo a una locale colonia di avvoltoi che aveva da anni adottato. 
Per non parlare del caso (riportato dal Corriere della Sera del 23 gennaio 1987) di Lord Avebury, noto politico liberaldemocratico, il quale aveva stabilito che, una volta morto, i suoi resti fossero distribuiti tra gli ospiti del canile municipale di Battersea. “Credo che ogni cosa biodegradabile debba essere riciclata – ha spiegato il Pari d’Inghilterra – la normale sepoltura o la cremazione sono un terribile spreco”.

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4 Responses to “La morte ecologica”

  1. […] in genere! Comunque la notizia che davvero mi ha fatto sorgere il dubbio amletico è anche la morte può essere ecologica!!! Sostiene l’autore che la forma ecologicamente migliore per tornare alla Madre Terra sarebbe […]

  2. fatascibunda ha detto:

    http://www.naturalendings.co.uk/index.asp…………..gia’ tutto fatto! dai protestanti, ma comunque sempre nelle norme E.U………….bare di vimini, canne, salice…….ettari ed ettari di boschi e campi in aree protette….servizio funebre condotto anche da una donna, se si preferisce………….carro funebre fantasia (moto, cavallo, maggiolino WV, camion, autobus, etc!)…………e questo sito e’ solo Manchester!! ce ne sono a decine, in Inghilterra.

  3. […] carri funebri, fiori, cremazione hanno un impatto ambientale che può essere molto elevato. La pratica più ecologica, come ricorda Fulco Pratesi, sarebbe una sepoltura “nature” in terra (praticata all’estero, […]

  4. - pensandocisu ha detto:

    […] carri funebri, fiori, cremazione hanno un impatto ambientale che può essere molto elevato. La pratica più ecologica, come ricorda Fulco Pratesi, sarebbe una sepoltura “nature” in terra (praticata all’estero, […]

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