Trasgressione

19 febbraio 2009 - Categoria: Ecomportamento

Com’è bella la trasgressione! In un mondo, soprattutto nel nostro felice Paese, così ordinato, così ligio alle regole, così omologato e grigio, poter ogni tanto trasgredire alle norme porterebbe un vero soffio di vitalità e di allegrezza.
Ci sono dei tipi di trasgressione che danno veramente sapore alla vita. Pensate ad esempio, all’abbigliamento. In un panorama intristito da masse di persone in doppio petto scuro, con tetre cravatte e scarpe nere che affollano metropolitane e piazze, stadi e discoteche, la scelta trasgressiva dello stilista che ha inventato il marchio Diesel, ci conforta e ci esalta come una felice novità.
Sentite. “In azienda quasi tutti lo chiamano Renzo e vestono come se mai avessero visto un abito formale o, tragedia, un tailleur: jeans consunti e stivali, canotte una sull’altra, microgonne spericolate, bermuda flosci”. L’uomo, Renzo Rosso, narra di aver portato la cravatta solo tre volte nella vita: prima comunione, matrimonio, festa dei quarant’anni (la quarta, stando a questo ritmo, sarà sul letto di morte, speriamo tra cent’anni). Nemmeno per i pranzi in Mediobanca (ha confidato ad una rivista femminile) ha mai indossato qualcosa di diverso da maglietta e jeans. E, infischiandosene di quanto scriveva quel conformista di Pier Paolo Pasolini – che definiva questi splendidi e trasgressivi pantaloni “un feticcio dell’omologazione di massa” – ha dichiarato “Li ho messi anche per andare al Quirinale – (immaginiamo lo sconcerto dei corazzieri, n.d.r.)- e Montezemolo, che era presente, fece segno di ok”. Un comportamento davvero intrepido (sostenuto inaspettatamente da un autentico arbiter elegantiarum come il presidente della Fiat) che sicuramente contribuirà alla diffusione di questo raffinato e ancora poco noto indumento, di cui, ha confessato, possiede almeno un centinaio di capi.
 Così anche l’idea di decorarsi con tatuaggi e rivetti metallici avvitati in tante parti del corpo come ad esempio i glutei o i monti di Venere (i quali si presentano ancora per la maggior parte malinconicamente privi di questi fantastici e trasgressivi ornamenti) rappresenta una provocazione che non mancherà di troverà seguaci tra i giovani, ancora purtroppo legati a schemi di comportamento senza fantasia e inventiva.
E come non plaudire alla trasgressione che molti artisti di strada, nelle compiacenti ore notturne, operano contro il grigiore di palazzi, monumenti, chiese e mezzi pubblici?
Anche qui si spera che tali stupende firme, affreschi e motti, tracciati ancora sporadicamente in poche località da intrepidi writer, trionfino apportando una ventata d’immaginazione e di bellezza nelle nostre città oppresse da un inaccettabile lindore.
Altra trasgressione che non si può non salutare con gioia, è infine quella legata a tutta una serie di allegri comportamenti come le espressioni di vitalità giovanile che si realizzano nell’infrangere con lanci gioiosi le bottiglie di birra sugli squallidi marciapiedi dei centri storici, nella distruzione di panchine e lampioni, pensiline e vagoni di autobus, treni e metropolitane, considerati simboli di un’ inaccettabile omologazione di massa, nemica del bello e della novità.

Dopo questa ironica e paradossale apertura, passiamo alle cose serie.
Io sono convinto che il degrado crescente del nostro habitat (soprattutto quello urbano) sia legato a  mode e comportamenti che spesso partono proprio dall’abbigliamento. Ci sono individui, non certamente indigenti, i quali si beano nell’indossare pantaloni sdruciti e rovinati a bella posta (addirittura in fabbrica !) e costosissime felpe e giubbotti – firmati da furbi stilisti – che un autentico barbone si rifiuterebbe di toccare. La saggia protagonista del recente best seller “L’eleganza del riccio” dice a questo proposito “se c’è una cosa che proprio non sopporto è questa perversione dei ricchi di vestirsi come poveri”.
Come si può pensare che questi personaggi possano astenersi dal trasferire il loro amore per il brutto e lo squallore in tutto ciò (monumenti, palazzi, parchi) che li circonda?
E non parlo del fatto, ancora più deprimente, che esistono persone in vista che non esitano a difendere i “graffiti” (e magari anche le incisioni sui vetri dei mezzi pubblici, i sedili imbrattati e rovinati, i cartelli stradali coperti d’ignobili autoadesivi) in nome di una ormai stantia e superata ammirazione della creatività degli artisti della bomboletta e del pennarello, rendendosi complici di un inaccettabile vandalismo.
Credo che una ‘trasgressione’, questa volta meno aggressiva, potrebbe essere quella di iniziare, (soprattutto i giovani, portatori e vittime di mode istigate da abili e spregiudicati stilisti e discografici) ad un rifiuto del brutto, del trasandato, dello sciatto, del fastidioso, ad iniziare dall’abbigliamento – che potrebbe diventare, “trasgressivamente”, decoroso e  tranquillo – per finire con la musica.
 Non propongo, ci mancherebbe, di suonare nei supermercati e nelle metropolitane Wagner o Strawinsky,  ma sicuramente Mozart e Vivaldi i quali – oltre a rasserenare gli animi (lo si è visto negli allevamenti ove al suono del clavicembalo e  del flauto mucche e galline producono di più) –  non assillerebbero, come le musiche “di batteria”, le orecchie di chi non ama i rumori, come definiva la musica  moderna il padre del protagonista del romanzo di Enrico Brizzi “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.

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